Scuola, lezioni a distanza ai tempi del coronavirus (Ansa)
Scuola, lezioni a distanza ai tempi del coronavirus (Ansa)

Pistoia, 1 aprile 2020 - E’ in corso una rivoluzione inaspettata e imprevedibile per tutte le scuole che hanno dovuto trasformare nel giro di pochissimo tempo la modalità di fare scuola. Un cambiamento repentino che non poteva non avere ripercussioni prima di tutto per gli insegnanti, ma anche per alunni e studenti e per le loro famiglie. Vogliamo raccontare questa fase così significativa per offrire spunti di riflessione e, per farlo, chiediamo agli insegnanti di inviarci una testimonianza diretta della loro esperienza di docenti dell’era digitale, nella quale la cattedra scompare per far posto al computer. Per contattarci: indirizzo email cronaca.pistoia@lanazione.net o whatsapp 338 7832055. Un primo contributo ce lo offre qui di seguito Giacomo Bini, docente di storia e filosofia nei licei.

Gli insegnanti non sono eroi e non indossano la mascherina, ma il fronte su cui sono impegnati, ogni giorno davanti al computer, non è meno decisivo di quello sanitario, visto che proprio l’emergenza in corso ci ha fatto riscoprire il valore del sapere scientifico e la pericolosità del virus dell’incompetenza. Subito dopo la chiusura delle scuole i docenti sono stati investiti da un’ondata di proposte tecnologiche per la cosiddetta ’didattica a distanza’: piattaforme per classi virtuali e sistemi di video-conferenza, tutorial e mini-manuali di istruzioni, depositi di contenuti e di video-lezioni pre-confezionate. Un mare magnun nel quale non era facile orientarsi. I soliti commentatori poco benevoli hanno teorizzato che lo choc digitale sarebbe stato benefico per un corpo docente giurassico, ora costretto ad adeguarsi o a estinguersi, secondo un brutale criterio darwiniano.

I docenti si sono divisi tra credenti e scettici: alcuni hanno cavalcato con entusiasmo l’onda inarrestabile del progresso, gli altri hanno fatto ricorso al proverbiale spirito di adattamento della categoria. Tutti però si sono dati da fare, in silenzio hanno imparato a usare le tecniche disponibili, hanno cercato i ragazzi e si sono cercati tra di loro, hanno tenuto insieme la baracca e la scuola ha continuato a vivere. Se qualcosa di buono verrà da questa esperienza, non sarà il trionfo della tecnologia. Semmai, forse, una ritrovata coesione tra studenti, docenti e genitori, che tornano a dare importanza alla scuola e un ridimensionamento dell’ossessione del voto a favore di una riflessione più distesa sui temi della cultura. Ma il vero progresso potrebbe consistere nell’approfittare della situazione per leggere qualche libro in più. Se questo avvenisse potremmo sostituire la bruttissima espressione ’didattica a distanza’ con quella di ’smart-school’, ma nel senso di scuola intelligente.