REDAZIONE PISTOIA

Sono 760 le società in Toscana

Lo sport paralimpico in Toscana è cresciuto sotto la gestione di Porciani, ma a Pistoia e provincia si registrano difficoltà legate a mancanza di istruttori, impiantistica e trasporti. Alcune discipline mancano, ma c'è una maggiore apertura culturale verso lo sport per disabili.

Lo sport paralimpico in Toscana è cresciuto sotto la gestione di Porciani, ma a Pistoia e provincia si registrano difficoltà legate a mancanza di istruttori, impiantistica e trasporti. Alcune discipline mancano, ma c'è una maggiore apertura culturale verso lo sport per disabili.

Lo sport paralimpico in Toscana è cresciuto sotto la gestione di Porciani, ma a Pistoia e provincia si registrano difficoltà legate a mancanza di istruttori, impiantistica e trasporti. Alcune discipline mancano, ma c'è una maggiore apertura culturale verso lo sport per disabili.

PISTOIA

Nella gestione-Porciani, lo sport paralimpico in Toscana è migliorato. È cresciuto, ma più lentamente, a Pistoia e provincia. "Quando sono diventato presidente, in Toscana le società sportive erano 70: ora sono 760. Alle Paralimpiadi di Londra 2012 c’era solo lo schermidore Matteo Betti, a Parigi 2024 ci sono 13 atleti – fornisce qualche numero, Porciani –. Firenze è la migliore realtà: a fronte di un solo atleta alle Paralimpiadi, vanta società di tutti gli sport. Grosseto ha tre paralimpici ai Giochi, Lucca, Livorno, Pisa sono altre belle realtà".

E a Pistoia? È Gianluca Ghera, 54 anni bancario pesciatino, delegato provinciale pistoiese del Cip da una decina di anni, a darci qualche delucidazione. "Abbiamo una quindicina di società disponibili ad accogliere paralimpici, ma difficoltà a reperire istruttori qualificati. Poi ci sono due grosse problematiche: l’impiantistica carente e i trasporti, ma non si tratta soltanto di problemi per disabili fisici e intellettivi".

A Pistoia il basket è ok, la scherma pure, ma non ci sono equitazione, tennis tavolo, hockey, bocce, calcio balilla e sport per non vedenti. "C’è l’atletica per disabili fisici – aggiunge Ghera –, tiro con l’arco, tiro a segno, nuoto, tennis. La riforma dello sport non ha aiutato le società sportive, soprattutto quelle non ben strutturate. Di positivo, c’è la richiesta a fare sport di famiglie e atleti. Alex Zanardi e Bebe Vio hanno dato una concezione diversa dello sport per i disabili, che prima venivano tenuti chiusi in casa. In questo senso, il mondo è culturalmente cambiato".