Quel che è accaduto con l’ultima ordinanza che stabilisce la chiusura di 1.500 circoli in tutta la regione, è stato qualcosa di paragonabile a un’interminabile e forte scossa di terremoto che lascia il mondo dei circoli in uno stato di sbigottimento generale, "una situazione senza precedenti che al momento ci impedisce di essere costruttivi, ma che non ci lascerà inermi: ci mobiliteremo, il momento di agire è ora o per i nostri circoli questo sarà l’atto finale". A...

Quel che è accaduto con l’ultima ordinanza che stabilisce la chiusura di 1.500 circoli in tutta la regione, è stato qualcosa di paragonabile a un’interminabile e forte scossa di terremoto che lascia il mondo dei circoli in uno stato di sbigottimento generale, "una situazione senza precedenti che al momento ci impedisce di essere costruttivi, ma che non ci lascerà inermi: ci mobiliteremo, il momento di agire è ora o per i nostri circoli questo sarà l’atto finale". A ribadire l’importanza delle strutture sociali è la presidente provinciale Arci, Silvia Bini, che come molti dei suoi colleghi ancora stenta a incassare la decisione piovuta dall’alto, una circolare del ministero dell’Interno del 27 ottobre che stabilisce la sospensione delle attività dei centri sociali e ricreativi e con essa della somministrazione di alimenti e bevande interna ai circoli stessi. "Ci sono alcuni dei circoli della rete – spiega Bini amareggiata – che stanno aperti anche solo poche ore al giorno e non certo per i tre caffè che fanno ai soci, ma piuttosto per garantire il presidio perché magari si trovano in zone disagiate o di montagna, dove la socialità non può essere garantita altrimenti. Le somministrazioni a tutto servono fuorché a ingrassare le casse dell’Arci. Un circolo è ricreazione, è sostegno, è logistica a servizio del cittadino. Non c’è spiegazione all’incrudimento deciso verso la categoria, soprattutto anche considerando che già in occasione dello scorso lockdown per senso di responsabilità decidemmo di chiudere ancor prima che ci venisse imposto, ben consapevoli della portata emergenziale della situazione che stiamo vivendo".

Un centinaio in totale i circoli sotto l’insegna Arci Pistoia, una parte dei quali – quelli che gestiscono licenze soci – interessata dal provvedimento, i più grandi anche con dipendenti costretti quindi adesso a casa in cassa integrazione.

"Ci prenderemo del tempo per capire la reale ripercussione di tutto questo – conclude Bini –, proveremo a cercare misure per sostenere le nostre realtà, sperando che non accada come per l’ultima chiusura, quando per noi non fu prevista alcuna misura di tutela. Così rischiamo davvero di non riaprire più. È dura a queste condizioni provare a essere costruttivi e infondere positività ai tanti volontari che nella rete dei circoli investono impegno e solidarietà per il solo piacere di farlo".

Linda Meoni