Gian Paolo Panzica
Gian Paolo Panzica

Pistoia, 3 settembre 2018 - «Le nostre nonne conoscevano tante varietà di verdure, che poi sono diventate sempre meno e oggi, sugli scaffali dei supermercati, ne troviamo soltanto due o tre. E così, insieme alle varietà, sono drasticamente diminuiti gli adaptogeni nella nostra dieta». Cosa sono? Ce lo spiega uno scienziato «vicino di casa», anche se vive e lavora da tempo a Berlino. Parla e scrive tre lingue, inglese, francese e tedesco, ma l’accento è sempre quello della Valdinievole. Gian Paolo Panzica, 50 anni compiuti l’8 agosto scorso, è nato a Genova e cresciuto a Montecatini, dove vive ancora il padre Francesco. La mamma, Franca, l’ha perduta qualche anno fa, ma non è, tuttavia, questa, una informazione, pur privata e dolorosa, che esula dalla scienza che lui padroneggia ormai da tanti anni, e con immensa e contagiosa passione: la biologia molecolare. Perchè per aiutare sua madre, dalla diagnosi che lui sapeva essere una sentenza che le dava pochissimi mesi di vita, Gian Paolo aveva messo a punto una dieta mirata per sostenerla nella sua difficile battaglia contro il cancro.

«Era stata colpita – ci racconta lo studioso –, da uno dei più letali, quello al pancreas esocrino. E’ stato possibile ottenere fasi di sollievo e motivi di forte speranza, come una drastica riduzione delle metastasi e dei marcatori tumorali, e che le ha permesso una invidiabile qualità di vita per un anno e mezzo, ben oltre al tempo di vita che gli specialisti avevano previsto, cioè solo pochi mesi dalla diagnosi». La biologia molecolare può aprire dimensioni nuove nel campo della nutrizione e di questo Panzica è personalmente convinto. E la biologia molecolare ci può aiutare. «E’ una scienza che ci aiuta anche nella lotta all’inquinamento ambientale: in alcuni miei recenti progetti e collaborazioni mi sono interessato alle onnipresenti microplastiche e ai microorganismi come i Foraminiferi, organismi monocellulari molto antichi che ci aiutano a comprendere i cambiamenti climatici globali, tanto per fare esempi drammaticamente attuali».

Oggi mette a disposizione le sue conoscenze non soltanto attraverso la sua competenza professionale come consulente scientifico, ma anche attraverso documentari e filmati che possono tradurre la Scienza in immagini accessibili a tutti: «Traduco i concetti dalla Scienza all’Arte». Gian Paolo prepara infatti consulenze per produzioni di documentari e film che abbiano aspetti scientifici di varia natura. La sua vita è, insomma, un viaggio affascinante attraverso un micro-mondo bello da scoprire. Ma torniamo agli «adaptogeni». «Sono quelle sostanze – ci spiega Panzica – di varia natura, molte ancora ignote, presenti in svariati alimenti di diversa origine, che il nostro corpo può soltanto assumere con la dieta, ma che pur non essenziali, sono determinanti nel proteggere e promuovere la nostra salute, aumentando la resistenza a diverse forme di stress. La riduzione della varietà nella nostra dieta si traduce inevitabilmente in una riduzione di quantità e qualità di adaptogeni che assumiamo. La loro riduzione è quindi legata all’industrializzazione, massificazione e standardizzazione della nostra dieta. Come altre conseguenze e aspetti di questa tendenza, che di fatto impoverisce la nutrizione, una diminuzione di adaptogeni potrebbe essere collegabile all’aumento dei tumori, malattie che sono diventate più curabili ma che, statisticamente, aumentano ogni anno come numeri assoluti. Sul fronte nutrizionale, anche in Europa, non stiamo andando in una buona direzione».

La carriera professionale di Gian Paolo Panzica inizia subito dopo la laurea, a Genova, in biologia molecolare e genetica molecolare, che lo ha portato a lavorare all’Istituto Seragnoli (Policlinico Sant’Orsola di Bologna) e da cui sono scaturite poi borse di studio a Vienna e nuovamente all’Istituto Gaslini di Genova, fino all’incarico, dal ‘96, a Berlino, all’Ufficio europeo dei brevetti, dove ha lavorato per vent’anni come esaminatore nell’ambito delle biotecnologie in una vasta gamma di applicazioni: dall’ingegneria genetica alle applicazioni farmaceutiche delle medicine tradizionali, o etnomedicine. La microbiologia, una branca immensa... «Consente anche di studiare le attività cerebrali delle persone tornate dal coma, fino a ipotizzare – conclude il nostro scienziato – che il cervello che non sia l’ultima sede della nostra coscienza...». Ma questa, è un’altra storia.

lucia agati