
Don Paolo Firindelli, preposto di Montale, ha ricevuto in questi giorni la telefonata del generoso cittadino che desidera regalare un momento di gioia a quaranta persone
Quaranta pranzi in un ristorante nella giornata di Santo Stefano sono stati donati alla Parrocchia di Montale per le persone bisognose. Il donatore è una persona di Montale, ma desidera che il suo nome non sia rivelato, perché la carità autentica si pratica senza esibizionismi nel più genuino spirito evangelico. "Mi è arrivata una telefonata da questa persona – racconta il preposto di Montale, don Paolo Firindelli – che mi ha detto di voler offrire fino a un massimo di quaranta pasti in un ristorante per il 26 di dicembre. Mi ha detto di aver visto come la parrocchia e la Caritas facciano molto per le famiglie in difficoltà e di volere anche lui contribuire con la sua iniziativa. Sul momento – aggiunge don Paolo – ammetto di essere rimasto piuttosto sorpreso da un gesto così generoso e ora ci stiamo organizzando per individuare le persone che potranno usufruire di questa donazione".
L’anonimo donatore sembra essersi ispirato alla consuetudine di origine napoletana del cosiddetto "Caffè sospeso" introducendo una forma nuova e originale di beneficienza consistente nel "pranzo sospeso". Ma quello che colpisce è il numero dei pranzi, ben quarannta, ciò che implica una spesa ragguardevole per un singolo donatore. Del ristorante si sa che si trova a Montale, ma anche il suo nome il donatore preferisce non comunicarlo pubblicamente per ovvie ragioni di riservatezza.
"A me è sembrato però che fosse giusto rendere pubblico il gesto – dice don Paolo – perché ritengo che, pur rispettando la sua volontà di non far sapere pubblicamente la sua identità, è bene che si sappia l’iniziativa di questa persona".
Il donatore non ha evidentemente voluto limitarsi a donare una somma di denaro alla Caritas o a qualche altra associazione benefica, ma ha voluto che quaranta persone bisognose potessero permettersi un pranzo natalizio al ristorante, come fanno le famiglie più abbienti. E’ una forma di solidarietà molto concreta, ma anche con un alto valore simbolico, perché offre non solo il cibo o beni alimentari, ma anche un clima, un ambiente, una situazione, quella del sedersi al ristorante ed essere serviti dai camerieri, che per certe famiglie in difficoltà rimane preclusa. Il donatore ha dato un esempio che forse potrà essere seguito anche da altri in altre occasioni. La generosità è spesso contagiosa e come si è diffusa la pratica del "caffè sospeso" anche al di fuori di Napoli e della Campania, così potrebbe allargarsi anche l’uso del pranzo sospeso.
Giacomo Bini