Pistoia, 5 agosto 2021 - Oro olimpico e record iridato: tutto in una volta sola. È felice come un bambino sotto l’albero a scartare i regali il giorno di Natale, il dottor Edoardo Cantilena, al termine della finale dell’inseguimento a squadre di ciclismo su pista, che ha visto l’Italia superare la Danimarca in Giappone con uno stratosferico 3’42’’032, nuovo primato del mondo. C’è anche un po’ di Pistoia in questo successo azzurro, visto che a Tokyo 2020 lo specialista pistoiese ha rivestito e rivestirà sino alla fine dei Giochi a cinque cerchi il doppio ruolo di coordinatore del settore strada e pista della Federazione ciclistica italiana e di addetto ai protocolli-Covid delle formazioni nazionali.

"È un’emozione incredibile", le sue prime parole, le parole di chi da bimbetto giocava alle Olimpiadi con cugine e amici in giardino. Alla terza Olimpiade in carriera, dopo le pur splendide esperienze di Pechino 2008, con un argento e un bronzo, e Londra 2012, ecco l’agognato oro, il metallo più prezioso. Con la voce rotta dalla commozione – la stessa commozione del 25 giugno 1995, la domenica della promozione della Pistoiese di Clagluna in serie B (allora era il medico sociale della compagine arancione) – afferma soddisfatto dal Giappone: "Sono stati bravissimi (riferendosi ai protagonisti del pedale: Francesco Lamon, Simone Consonni, Jonathan Milan e Filippo Ganna, ndr), è un’emozione incredibile, un’impresa fantastica, sembrava di sognare. I ragazzi volavano. Il più bel premio per loro, perché il merito è tutto e soltanto loro per tutto il lavoro che hanno fatto".

Sarebbe bello chiedere tanto altro, ma il professionista è davvero provato dal turbinio di emozioni e sensazioni, in testa, nel cuore, nell’animo. Basti pensare che per il nostro ciclismo si tratta della prima medaglia nella specialità da Città del Messico 1968, quando Cantilena ad esempio aveva appena 3 anni, la dodicesima complessiva, la sesta azzurra in Giappone. Amante di tutti gli sport, ciclismo, calcio e pallacanestro in primis, Cantilena ha praticato il ciclismo sino a qualche anno fa. "Per carità – si è sempre schernito – non mi si potrebbe definire neppure ‘ciclista della domenica’".

Ma certo è che la passione per la bicicletta è sempre stata forte, dall’infanzia e adolescenza, prima tifoso di Merckx, il cannibale, e poi dello Sceriffo Francesco Moser. Impegnato al Giro d’Italia dilettanti, scoprì tra i primi il genio di Marco Pantani (fu poi sui Campi Elisi ad assistere, da semplice spettatore, nel giorno dell’apoteosi del campione romagnolo al Tour de France). Nato casualmente a Roma il 15 maggio del ’65, ma pistoiese, specialista in medicina dello sport a Firenze e un master in posturologia a La Sapienza di Roma, in questa Olimpiade non ha potuto prendere parte come in passato a due momenti speciali, alla cerimonia di apertura e alla vita quotidiana del villaggio olimpico principale (è di stanza in uno dei villaggi distaccati).

Alla mensa in passato mangiò accanto ad atleti del calibro di Ronaldinho, Kobe Bryant e LeBron James. È stato destinato a seguire in particolare la pista, la mountain bike e il bmx. Sposato con Alessandra, con cui condivide tra l’altro l’amore per i viaggi, due figli, responsabile sanitario di Pistoiese e Pistoia Basket, direttore sanitario del Centro Vignali, è un appassionato lettore di fantasy e simpatizzante dell’Inter. Con la Nazionale azzurra di ciclismo, nella quale è entrato nel 2005, Cantilena ha alle spalle 11 Mondiali su strada, 7 su pista, svariati Europei. Stavolta ha supportato i 4 azzurri che sono tornati sul tetto del mondo a livello cronometrico. Era il 31 agosto del 1996, quando Adler Capelli, Cristiano Citton, Andrea Collinelli e Mauro Trentini fissarono a Manchester il limite mondiale di 4’00’’958. Ieri, di nuovo, la Storia.