Colori di speranza, storie di vite. I murales dei detenuti in carcere

Presentate le opere realizzate nell’ambito del progetto voluto dalla direzione con Edf e fondazione Caript

Colori di speranza, storie di vite. I murales dei detenuti in carcere

Colori di speranza, storie di vite. I murales dei detenuti in carcere

Viaggiare fuori dallo spazio e dal tempo in una bolla, un’astronave, in un universo disegnato su un alto muro di cinta. E poi c’è un orologio sulla luna, che conta il tempo che deve trascorrere per poter riabbracciare il figlio, dedicato ad Adel che ha collaborato col gruppo di artisti e che purtroppo è morto una volta riacquisita la sua libertà. Sono alcuni dei murales creati all’interno della casa circondariale di Pistoia, risultato di un progetto voluto dalla direzione del carcere in collaborazione con l’associazione culturale Elektro Domestik Force e grazie al sostegno di Fondazione Caript. I dipinti, iniziati i primi di luglio e inaugurati ieri, si trovano su un arco del piano superiore della sezione, su una parete della sala polivalente e sul muro del campetto da calcio. Le opere sono intrise di storie, amalgamate dai pensieri, dal confronto tra persone anche di nazionalità diverse, che ha portato a imprimere sui muri monocromatici del carcere i colori delle vite e i sentimenti che le animano. Così si scorge una donna che rialza da terra una persona, è il ringraziamento di un uomo a sua moglie. E la costellazione dell’abbraccio, evocazione di sostegno. O un albero maestoso con su scritto "sacrificio, libertà e speranza", che racconta anche come sia la saggezza a rendere liberi. Ma sui muri si trovano disegnate anche le passioni, come il celebre salto di Jordan e il logo dell’Us Pistoiese.

"Nell’ambito delle iniziative trattamentali a favore della popolazione detenuta abbiamo pensato di realizzare questi murals – ha dichiarato la direttrice della casa circondariale Loredana Stefanelli –. L’obiettivo è stato di rendere gli spazi fisici quali spazi vitali, nei quali i detenuti possono ritrovare le loro radici, le paure, le attese ma anche la speranza che il carcere da isola di disperati divenga, per quanto possibile, anche territorio di vita". La realizzazione delle opere è stata preceduta da quattro incontri a giugno di coprogettazione tenuti da Nico "Lopez" Bruchi e Marco "Sera" Milaneschi di EDF con i detenuti coinvolti: il video-maker Carlo Settembrini ha effettuato delle riprese per documentare ogni fase del progetto. "Abbiamo molto apprezzato – ha detto il presidente di Fondazione Caript Lorenzo Zogheri – la partecipazione attiva dei detenuti, per noi l’aspetto più bello del progetto. La Fondazione è a servizio della comunità e questi murales veicolano il messaggio che chi si trova in carcere ne è parte integrante, con quanto ne consegue in termini di necessità di attenzione e di sostegno". Nella sala polivalente è arrivato il mare, visibile da una stanza detentiva la cui parete è stata abbattuta. In primo piano le mani che spezzano delle catene e, fuori, alcune bandiere e parole di diverse nazioni.

"I nostri interventi sono di arte sociale – commenta Nico "Lopez" Bruchi, direttore artistico di EDF –, nascono sempre da volontà espressive condivise con le persone che vivono i luoghi dove questi sono ospitati e è stato essenziale avere dei momenti di scambio con i detenuti per comprendere la direzione che questa operazione artistica doveva prendere. Guidati dalle loro idee abbiamo progettato i murales cercando di trovare canali comunicativi semplici ed efficaci. Non è mai un lavoro facile mettere insieme molte idee e farle confluire in un unico progetto. Creare bellezza insieme è una cosa che non capita tutti i giorni all’interno di un carcere. Il sostegno da parte di tutti i detenuti è stato emozionante – conclude –, il loro profondo coinvolgimento ha fatto sì che si respirasse uno spirito di collaborazione per migliorare gli spazi comuni del carcere".

Gabriele Acerboni