REDAZIONE PISTOIA
Editoriale

Chi sceglie il silenzio è complice

La centrale operativa della Polizia Postale che opera per contrastare le truffe, le frodi e i reati commessi on line (Foto Ansa)

La centrale operativa della Polizia Postale che opera per contrastare le truffe, le frodi e i reati commessi on line (Foto Ansa)

Nelle ultime settimane la Polizia Postale ha fatto rimuovere il gruppo Facebook “Mia Moglie” (oltre 32mila iscritti), dove individui di sesso maschile condividevano foto intime delle partner. Meta ha chiuso la pagina dopo le denunce. Pochi giorni dopo è stato oscurato anche il sito pornografico “Phica.net”, che pubblicava immagini manipolate di donne, alcune delle quali di figure pubbliche. Una violenza che devasta le vite. E che ci ha sbattuto in faccia una realtà disgustosa e una domanda che lacera: ma che mariti abbiamo accanto? Può definirsi uomo chi non ha rispetto delle donne e pensa che siano solo dei corpi? 

Dietro questi numeri si nasconde una realtà agghiacciante: migliaia di donne tradite nella loro intimità più profonda. Il nome stesso “Mia Moglie” rivela una mentalità che considera la donna una proprietà privata. È la manifestazione digitale di una cultura che trova nel web terreno fertile per proliferare nell’ombra, ma che affrontata nella realtà con durezza. Inquieta il silenzio complice di migliaia di “spettatori”. Trentaduemila iscritti sono padri, mariti, figli che vivono nelle nostre comunità, fingendo normalità mentre partecipano a una gogna digitale perpetua. La legge c’è, ma serve di più. L’articolo 612-ter del codice penale punisce questi reati con reclusione da 1 a 6 anni, aggravata per i casi online. Ma la norma non può riparare il danno psicologico né restituire la dignità perduta. E non può certo sostituirsi ai ’mores’, principi e valori comuni di civiltà. Ma l’educazione impone regole, sacrifici e rinunce. C’è una cultura radicata che non ha età, ceto sociale, livello di istruzione: prendiamone atto. Bene hanno fatto le donne politiche coinvolte a denunciare: diano voce anche a tutte coloro che non hanno la forza per urlare. Ma si ricordino ogni giorno, le nostre rappresentanti istituzionali, che non ci sono donne di destra o di sinistra, cristiane o islamiche, etero o gay: le donne sono donne e vanno difese, senza strumentalizzazioni politiche o differenze di razza o religione. Restando al nostro territorio, è evidente che anche Pistoia debba agire. Chi subisce può segnalare alla Polizia Postale (sezione operativa via Pratese 49; urgenze 112/113) o contattare Aiutodonna – Centro Antiviolenza (0573 21175; h24; numero nazionale 1522). Se riconoscete immagini vostre o di persone care, fate screenshot, segnalate subito e presentate querela. La tutela dei criminali passa dal silenzio degli spettatori. Ogni volta che scegliamo l’indifferenza, diventiamo complici. Pistoia ha l’opportunità di dimostrare che una comunità unita può sconfiggere anche le forme più subdole di criminalità. Non lasciamo sole le vittime.