L'aula vuota di una scuola (Foto Spf)
L'aula vuota di una scuola (Foto Spf)

Pistoia, 6 marzo 2019 - Tutti avevano come punteggio di diploma il massimo dei voti, così, con facilità, dopo aver inserito il proprio nominativo nelle graduatorie di terza fascia delle scuole pistoiesi, scavalcavano altri colleghi con minor punteggio, riuscendo ogni anno a lavorare sui posti vacanti come bidelli. Peccato però che quei diplomi non risultano regolari e gli istituti che li hanno certificati, tutti campani, tra Caserta, Salerno e Napoli, ora non esistono più. Scoppia lo scandalo dei diplomi "fantasma" anche in Toscana, a Pistoia.

Dopo che a gennaio, in Veneto, almeno 100 bidelli supplenti sono stati ‘scovati’ con titoli mendaci dall’ufficio scolastico regionale, anche nella provincia di Pistoia il Provveditorato ha attivato le sue verifiche dopo aver ricevuto una segnalazione anonima in cui veniva chiesto agli uffici di iniziare indagini a tappeto su determinati nominativi in graduatoria. Fino a oggi sono cinque i giovani bidelli licenziati dalle scuole del territorio. Tutti sui 30 anni, i bidelli, originari del sud Italia ma residenti da anni a Pistoia, lavoravano all’interno di istituti comprensivi ma anche nelle scuole superiori tra Pistoia e la Valdinievole.

I coinvolti avevano presentato domanda per essere inseriti nelle graduatorie di terza fascia della provincia di Pistoia, dichiarando come titolo di studio il diploma di scuola superiore risalente al 2012, con un esame effettuato in una sessione straordinaria di agosto e non autorizzato dal Miur all’interno di scuole paritarie.

In realtà, attraverso una ricerca incrociata con i dati del Ministero dell’istruzione, all’epoca dei fatti, quegli istituti risultavano totalmente privati e quindi quei diplomi, ottenuti anche dietro pagamento di somme di denaro, non hanno validità.

Non solo, i dirigenti scolastici coinvolti, prima di procedere con i decreti di licenziamento per «titolo di studio non verificabile», hanno provato, insieme all’ufficio scolastico di Pistoia, a contattare più volte quelle scuole del sud (sempre le stesse): tentativi inutili, quegli istituti non esistono più, così come è impossibile risalire ad un responsabile che si sia occupato, in quel periodo, di attestare il percorso di studio.

Non è ancora chiaro se le persone coinvolte dai licenziamenti siano state ignare di essere in possesso di un diploma non valido o ne fossero, al contrario, a conoscenza. Quasi tutti si sono rivolti al Provveditorato per giustificare la propria posizione in quanto «autocertificare titoli di studio falsi» è comunque un reato. La bolla dei diplomi irregolari potrebbe allargarsi di giorno in giorno.

Le indagini dell’ufficio scolastico provinciale continuano a tappeto sulle graduatorie e non è escluso che vengano coinvolte anche altre provincie della Toscana. Intanto i dirigenti scolastici che hanno licenziato i cinque bidelli hanno già inviato la segnalazione del caso anche in Procura.