L’avvocato Federica Tempori, che ha assistito la coppia di Montale
L’avvocato Federica Tempori, che ha assistito la coppia di Montale

Pistoia, 7 luglio 2018 - «La vittoria di una famiglia che è anche un importante traguardo per la comunità, quella montalese, in cui mamme e bambino vivono: perché da sempre amici e conoscenti tifano per loro. Questa è solo una prima battaglia vinta, ma siamo pronte ad andare in guerra».

A parlare è l’avvocato Federica Tempori, del Gruppo Legale dell’Associazione Famiglie Arcobaleno, che ha assistito la coppia nella richiesta di riconoscimento (tramite decreto del Tribunale) del doppio cognome al bambino avuto tramite fecondazione assistita eterologa.

In che senso il decreto del tribunale di Pistoia è innovativo?

«Per la prima volta è stato messo nero su bianco che l’ufficiale di stato civile è obbligato a firmare l’atto di nascita del bambino riconoscendo la doppia genitorialità. Questo in base a quanto stabilisce la legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita (articolo 8). Al giudice non interessa il modo in cui è nato il bambino, ma solo garantire la tutela dei suoi diritti».

Esiste, però, un vuoto normativo in tal senso, dal momento che la Pma (procreazione assistita) non è consentita in Italia alle coppie omosessuali.

«Dopo la legittimazione avuta da alcuni sindaci, la battaglia si è spostata nei Tribunali. Segno che la società si sta muovendo prima del Parlamento».

Come è stato il percorso della coppia di Montale?

«Si sono rivolte a noi quando erano già ‘incinte’. Davanti avevamo più possibilità, tra cui ottenere l’adozione dopo la nascita del bambino. Loro hanno scelto questa della certificazione all’atto di nascita. Una volta avuto il rifiuto del Comune di Montale, lo abbiamo impugnato nei termini di legge».

Come hanno vissuto questo iter le sue assistite?

«Si sentivano investite di un ruolo importante, quindi con un mix di ansia e positività».

E la comunità di Montale?

«Tutti, amici, parenti e conoscenti hanno sempre tifato per loro, fin da quando erano semplicemente una coppia, e sono loro ancor più vicini ora che hanno avuto il bambino».

Questo decreto pensa possa costituire un precedente importante e, se sì, anche per le coppie omosessuali maschili?

«Per loro l’iter è diverso, in parte. Negli altri paesi, come Canada e Stati Uniti, al momento della nascita, il certificato viene rilasciato ad entrambi i papà. Si tratta quindi di certificati stranieri che devono essere trascritti o rettificati, al passaggio in Italia. Di sicuro, il decreto del Tribunale di Pistoia rappresenta, per noi tutti, un passo importante. Non è semplice né lo sarà, ma lo facciamo per i nostri figli».