Anziana soffocata in casa: nuove accuse per Ruscio

Concluse le indagini sul delitto. All’uomo, che si trova in carcere a Prato, è contestato di aver prelevato dal bancomat della madre dopo la sua morte

Migration

Pistoia, 3 novembre 2023 – Non solo l’avrebbe uccisa. Picchiata e soffocata nel suo letto, all’alba. Ma per due giorni, dopo il terribile delitto, avrebbe prelevato soldi dalla carta Bancoposta di proprietà della madre.

Prelievi che ora gli vengono contestati, perché evidentemente non autorizzati. Non solo. A gravare sulla delicata posizione di Patrizio Ruscio, ragioniere 60enne, in carcere a Prato, con l’accusa di omicidio volontario, ci sarebbero alcune intercettazioni. Si tratta di intercettazioni ambientali, all’interno del carcere di Prato, forse alcune confidenze fatte dall’uomo agli altri detenuti, comunque significative ai fini dell’indagine sull’omicidio di Ottavina Maestripieri, la madre 90enne ritrovata senza vita la mattina del 2 giugno scorso nel suo appartamento di via Monteverdi a Pistoia. E intercettazioni telefoniche, anche queste ritenute rilevanti dagli inquirenti ai fini della ricostruzione dei fatti.

Intanto è stato notificato all’avvocato Francesco Stefani di Firenze l’avviso di conclusione delle indagini: confermata l’accusa di omicidio volontario, aggravato dal vincolo di parentela con la vittima, ma viene esclusa la premeditazione, a cui si aggiunge l’utilizzo indebito di carta di credito (articolo 493 ter del codice penale), oltre ai due episodi di evasione dai domiciliari. Ruscio, infatti, era sottoposto a detenzione domiciliare, con una finestra di permesso dalle dieci di mattina a mezzogiorno, disposta dopo una condanna passata in giudicato per truffa.

«La mia intenzione – ci spiega l’avvocato Stefani - è di potermi confrontare con il mio assistito quanto prima, già nella giornata di lunedì. Chiederò copia degli atti e infine presenterò una richiesta per un nuovo interrogatorio, così come previsto entro i venti giorni, sulla base delle contestazioni aggiuntive".

Quello di Ottavina Maestripieri è stato uno degli omicidi più drammatici che la nostra provincia ricordi. Il figlio Patrizio Ruscio, 60 anni, ragioniere, reo confesso, è in carcere dal 6 giugno. Ottavina sarebbe morta dopo essere stata picchiata e soffocata, come avevano ipotizzato gli inquirenti fin dal primo momento: un puzzle messo insieme grazie all’attività febbrile condotta dai carabinieri del Reparto operativo del Comando Provinciale, diretti dai sostituti procuratori della Repubblica Linda Gambassi e Leonardo De Gaudio. E gli accertamenti sul corpo della vittima confermerebbero in toto l’impianto accusatorio.

Ruscio ha agito da solo: questo direbbero le prove raccolte. Sorprendendo la madre nel sonno. Era entrato alle 6 e mezzo circa di mattina nella casa dove la donna abitava. Forse era in cerca di denaro: quello raccolto grazie alla vendita di gioielli, l’ultimo briciolo di un patrimonio che sarebbe stato dilapidato negli anni dallo stesso Ruscio, a causa dei debiti contratti nel suo lavoro. E ora emergono altri dettagli inquietanti di questa vicenda. Il giorno del delitto e quello successivo, il 2 e il 3 giugno, Ruscio avrebbe usato la carta BancoPosta della madre Ottavina per effettuare alcuni prelievi non autorizzati e per ricaricare una carta PostePay.

A luglio e precisamente il 1 e il 3 luglio, Ruscio avrebbe telefonato dal carcere e il contenuto di quelle conversazioni sarebbe stato intercettato, così come le conversazioni avute sempre nel carcere di Prato il 15 luglio. Di cosa parla Ruscio? Sono confidenze sul delitto? Di sicuro si tratta di conversazioni che gli inquirenti hanno ritenuto rilevanti ai fini dell’indagine. E delle quali, l’ex ragioniere dovrà rendere conto.

Martina Vacca