Pistoia, 4 novembre 2015 -  UNA FABBRICA, una città. Dalle carrozze ai treni più veloci del mondo con i Frecciarossa. Cambiamenti, innovazioni, fallimenti, che hanno attraversato e segnato la storia della Pistoia operaia, ormai appartengono a pieno titolo alla storia. La fabbrica della città non è più italiana. Il nome dell’insegna che sarà scoperta oggi sarà quello della giapponese Hitachi rail Italy spa.

LE VICISSITUDINI della Breda sono legate a filo doppio a quelle della città, dal punto di vista economico, sociale, sindacale, politico e urbanistico. Le radici affondano nella fine dell’800. Fu nel 1906 che a Pistoia nacque il primo stabilimento delle Officine San Giorgio, realizzato dalla società San Giorgio di Genova che rilevò un’officina specializzata nella produzione di carrozze da cavalli. Iniziarono la produzione di carrozzerie per auto e le attività per le riparazioni ferroviarie. Dopo la Seconda guerra mondiale lo stabilimento pistoiese cambiò denominazione in Officine meccaniche ferroviarie pistoiesi (Omfp) e fu acquistato da Aerfer.

NEL 1969 la società assunse il nome di Ferroviaria Breda Pistoiesi con stabilimenti a Sesto San Giovanni. Nel 1971, l’azienda, con dimensioni già di primo rilievo, assunse la denominazione di Breda Costruzioni Ferroviarie. Il passo successivo è stato compiuto nel 1973, quando venne costruito il nuovo stabilimento di Breda Costruzioni Ferroviarie in via Ciliegiole, in sostituzione del vecchio stabilimento costruito dalla San Giorgio in via Pacinotti. Nel 1989 nell’ambito di un processo di riorganizzazione dell’Efim, nuovo proprietario, viene acquisita per il 99.975% da Aviofer. Furono anche gli anni dell’amianto. Nel 1996 Breda venne venduta a Finmeccanica. Seguirono mesi di polemica per la fusione con Napoli, e gli strascichi hanno accompagnato il dibattito politico-sindacale fino a pochi giorni fa. Nel 2000, insieme ad Ansaldo Trasporti, Finmeccanica darà poi vita ad AnsaldoBreda spa.

L’ARRIVO dei giapponesi non è giunto inaspettato. Ormai da almeno cinque anni i vari dirigenti che si succedevano alla guida di Finmeccnica non perdevano occasione per annunciare l’intenzione di volersi difare della fabbrica dei treni. Ci sono state trattative con vari gruppi americani e cinesi. Alla fine l’ha spuntata la conglomerata Hitachi.