Avrebbe fatto tutto per amore. Per trattenere a sé il compagno, annunciò la gravidanze e creò le prove della dolce attesa. Ma era tutto falso. Una follia, si apprende, per l’uomo che si stava allontanando, e che le è costato un processo per truffa e falso chiuso ieri, con rito lampo, davanti il gup di Pisa Giulio Cesare Cipolletta: la 42enne, residente nel Pisano, dipendente dell’ospedale di Cisanello, assistita dagli avvocati Giovanni Izzi e Rosanna Magno, è stata condannata ad un anno di reclusione e 300 euro di multa (pena sospesa). I danni civili saranno oggetto di altro...

Avrebbe fatto tutto per amore. Per trattenere a sé il compagno, annunciò la gravidanze e creò le prove della dolce attesa. Ma era tutto falso. Una follia, si apprende, per l’uomo che si stava allontanando, e che le è costato un processo per truffa e falso chiuso ieri, con rito lampo, davanti il gup di Pisa Giulio Cesare Cipolletta: la 42enne, residente nel Pisano, dipendente dell’ospedale di Cisanello, assistita dagli avvocati Giovanni Izzi e Rosanna Magno, è stata condannata ad un anno di reclusione e 300 euro di multa (pena sospesa).

I danni civili saranno oggetto di altro procedimento, anche se il giudice ha disposto il pagamento di una provvissionale immediatamente esecutiva di 2mila 80 euro in favore dell’Aoup per una mensilità di maternità ricevuta senza averne diritto. Ottenuta presentando falsi certificati. E’ qui l’origine del problema che l’ha portata in tribunale. I fatti sono del 2018 ed il lieto evento la donna lo aveva annunciato all’uomo e all’azienda per il novembre del 2018. Ma non c’è mai stato. E non poteva esserci perché quella gravidanza è stata tutta una sua invenzione sorretta da certificati, si apprende, di due ginecologhe che lavoravano in struttura privata e che - come emerso dalle indagini - quella paziente non la conoscono: pertanto non avrebbero mai potuto dichiarare che era incinta e poteva lavorare fino all’ottavo mese di gravidanza. La truffa è stata scoperta dopo che una delle due ginecologhe aveva presentato una denuncia, una volta venuta a conoscenza di certificati a suo nome su carta intestata della clinica privata, che lei non aveva redatto. Erano stati realizzati dalla stessa imputata per la quale i legali avevano puntato sul riconoscimento della capacità d’intendere e volere al momento del fatto – proprio perché infatuata di quell’uomo fino al punto di mettere a rischio carriera e futuro – che invece è stata esclusa dal consulente nominato dal giudice.

La donna, si apprende, era arrivata a mettere in quella relazione anche importanti risorse economiche e, quando ha visto il caso perso, avrebbe tentato l’ultima carta, la più ardua bugia da sostenere: quella di aspettare un figlio che non sarebbe mai potuto arrivare. Le indagini sul caso sono state coordinate dal pubblico ministero Flavia Alemi. Mentre l’azienda ospedaliera ha aperto un provvedimento disciplinare concluso con il licenziamento che, tuttavia, è stato impugnato dalla 42enne ed il giudizio è pendente.

E’ questa una storia amara di cronaca giudiziaria che ci racconta di una persona che per un amore nel quale forse credeva solo lei, ha visto infrangersi tutti i suoi sogni di felicità e, probabilmente, la piena consapevolezza di tutto - aiutata anche dal trascorrere del tempo - l’ha appresa ieri, quando come ultimo atto di questa vicenda dolorosa e anche delicata, tra le mura austere di un’aula penale ha sentito pronunciare a suo carico una sentenza di condanna.

Carlo Baroni