Pisa, 2 febbraio 2019 - Un esoscheletro progettato per guidare i robot in scenari derivati da disastri nucleari aiuterà anche la riabilitazione sanitaria. Un automa indossabile che con l’ausilio di un caschetto e una connessione wireless permette di coordinare i movimenti  di un robot operante a distanza. Una «rivoluzione» tecnologica che la ricerca scientifica della Scuola Sant’Anna, insieme ad altri partner europei, ha già reso possibile grazie al team coordinato da Antonio Frisoli, professore ordinario di ingegneria, settore meccanica collegata alle macchine, e docente di robotica, che ha coordinato il progetto scientifico del robot Centauro proprio per la parte in capo all’ateneo pisano relativa allo sviluppo del controllo remoto dell’esoscheletro con il quale  manovrare il robot in scenari ad altissimo rischio, come appunto lo sono quelli derivati da disastri nucleari. «L’idea è nata dopo l’incidente della centrale nucleare giapponese di Fukushima – spiega Frisoli – e in questi anni grazie ai finanziamenti europei è stata sviluppata con approdi applicativi come quello medicale, appunto, che si è reso  possibile grazie a un’azienda spin off della Scuola Sant’Anna. La nostra realtà di telecontrollo è già operativa». 

La «telepresenza» farà il resto, grazie a un visore che permetterà all’operatore di vedere e «pensare», dunque scegliere i gesti necessari: «E’ un meccanismo – dice Frisoli – che permette all’automa di agire essendo teleguidato da un operatore che agisce a distanza, e in assoluta sicurezza, ma come se si trovasse nel corpo del robot. Consente all’operatore di comandare a distanza attraverso l’esoscheletro un altro robot che si trova in una condizione remota. A questo si aggiunge un sincronismo sofisticato che attraverso il visore permette di compiere gesti alla macchina come se li mettesse in pratica direttamente l’operatore e con tempi di reazione assai più rapidi di quelli della macchina». «Centauro» rappresenta una delle nuove frontiere della robotica, capace di agire anche in condizioni estreme o apparentemente impossibile. E perfino nello spazio.«Le tecnologie sviluppate – conclude Frisoli - trovano inoltre un’applicazione importante proprio nella medicina riabilitativa. Basta indossare un caschetto e altri materiali ‘smart’ dotati di proprietà fisiche modulabili per far funzionare il robot come efficace strumento di riabilitazione, coordinando così i movimenti durante il percorso riabilitativo dei pazienti».