La presentazione (foto Enrico Mattia Del Punta)
La presentazione (foto Enrico Mattia Del Punta)

Pisa, 12 ottobre 2021 - La radioterapia è una potente arma nella cura del cancro, è raccomandata al 50-60% dei pazienti oncologici, e molti di essi vengono guariti. Tuttavia, nonostante gli enormi progressi tecnologici degli ultimi 20 anni, è ancora limitata dalla tossicità indotta dalle radiazioni sui tessuti sani. Se queste tossicità potessero essere ridotte, si potrebbe somministrare una dose maggiore di radiazioni, aprendo così a una possibilità di cura di quei tumori che ancora oggi rimangono incurabili, e ridurre gli effetti collaterali negativi a lungo termine nei pazienti con tumori curabili.

Studi preclinici iniziali hanno dimostrato che l'irradiazione a dosi di gran lunga superiori a quelle attualmente utilizzate in contesti clinici, per tempi più brevi di quelli al momento praticati, riduce la tossicità indotta dalle radiazioni mantenendo equivalente l'efficacia nel contrasto al tumore. Questo è noto come effetto Flash.

Fondazione Pisa ha stabilito di sostenere e finanziare - con 1,3 milioni di euro - il progetto di ricerca 'Electron Flash Therapy', nell'ambito del quale promuovere uno studio approfondito sul cosiddetto effetto Flash, linea di ricerca su cui è stata siglata una convenzione con l'Università di Pisa, che sarà l'istituzione attuatrice del progetto insieme all'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, al Cnr e all'Infn.

Il progetto

Il progetto di ricerca è stato presentato all'auditorium di Palazzo Blu, presenti l'avvocato Stefano Del Corso, presidente di Fondazione Pisa, il rettore dell'Università Paolo Mancarella, il professor Simone Capaccioli, direttore del Centro per l'Integrazione della Strumentazione dell'Università di Pisa, la professoressa Fabiola Paiar, dell'Università di Pisa e responsabile scientifico del Cpfr, la dottoressa Silvia Briani, direttrice generale dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, Fabio Di Martino, ideatore del progetto e direttore Tecnico del Cpfr, Michela Matteoli, direttrice dell'Istituto di Neuroscienze del Cnr, e Marco Grassi, direttore dell'Infn di Pisa.

A Pisa è stato di recente costituito il Centro Pisano Multidisciplinare sulla Ricerca e Implementazione Clinica della Flash Radiotherapy (Cpfr) che unisce in modo sinergico le varie esperienze e le competenze di eccellenza scientifiche e cliniche espresse dal territorio e che coinvolgono l'Università di Pisa, l'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, il Cnr- Istituto Neuroscienze, e Infn Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Il Cpfr si sta dotando di un acceleratore lineare di elettroni. Il dispositivo è stato appositamente progettato e sviluppato per Cpfr e sarà provvisto di cannone elettronico a triodo, caratteristica unica fra le sorgenti di questo tipo che dovrebbe abilitare una serie di esperimenti decisivi per comprendere il meccanismo della Flash Therapy.

L'effetto flash

L'effetto Flash è un effetto radiobiologico, evidenziato sperimentalmente su modelli animali, che permette, erogando la dose di radioterapia in tempi di frazioni di secondo (contro i minuti della radioterapia convenzionale) di risparmiare drasticamente i danni ai tessuti sani mantenendo inalterata l'efficacia terapeutica sul tumore. Questo permetterebbe, se traslato nella pratica clinica, di poter aumentare la dosi terapeutiche e i volumi interessati, quindi di trattare con efficacia tumori ad oggi con prognosi nefasta.

Le reazioni

''Quando Fondazione Pisa è stata interpellata dall'Università di Pisa per partecipare con un sostegno economico alla ricerca sull'effetto Flash abbiamo svolto la consueta istruttoria volta a verificare la ricorrenza nella circostanza di tutte le condizioni per noi essenziali prendendo atto che negli ultimi anni l'interesse verso questa ricerca si è tradotto in una crescente produzione scientifica - ha spiegato Stefano Del Corso, presidente della Fondazione Pisa - Tuttavia i risultati sperimentali hanno sinora fornito solo dati parziali perché gli esperimenti sono stati limitati dall'utilizzo di acceleratori comuni in quanto non pensati a tale scopo. La Fondazione Pisa ha quindi deciso di sostenere la linea di ricerca ipotizzata, che prevede, tra i pochi nel mondo, l'utilizzo di un acceleratore specifico per la radioterapia-flash, insieme alla possibilità di unire in un unico centro competenze multidisciplinari per progettare ed eseguire esperimenti che valutino in modo accurato gli effetti, in modo da arrivare in futuro a portare l'effetto Flash nella routine clinica. Questo è almeno l'auspicio che sostiene la nostra scelta''.

''Grazie alla firma di questa convenzione - dice il rettore Mancarella - Pisa sarà la prima città italiana e una delle quattro città al mondo a possedere un Centro interdisciplinare dedicato alla sperimentazione della Flash Radiotherapy. Di tutto questo la nostra comunità non può che essere immensamente grata alla Fondazione Pisa che, col suo fondamentale sostegno finanziario, rende possibile la sua realizzazione''.

''L'obiettivo che ci poniamo - ha proseguito - è ambizioso: essere i primi in Italia ad ottenere l'autorizzazione alla sperimentazione clinica sull'uomo di questa terapia che, fino ad oggi, è stata testata una sola vola con risultati, mi dicono, che hanno quasi del miracoloso''.

''Oggi più che mai è evidente che nella lotta ai tumori è vincente solo la sinergia fra tutte le figure professionali che scienza e tecnologia richiedono nell'affiancare i clinici nel percorso di cura - dice la dg dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana Silvia Briani - Perché per aggredire qualunque tipo di tumore oggi sono richieste competenze di tipo genetico, biologico, medico, farmacologico, fisico, chimico, ingegneristico e così via… Non si può fare a meno di nessuno e ciascuno per la sua parte contribuisce al successo del team. E quindi per noi che siamo ospedale, ma facciamo anche ricerca, ospitare ed essere protagonisti di sperimentazioni e tecnologie all'avanguardia come il progetto Flash, che possano tradursi in benefici diretti per i nostri pazienti, è una grande opportunità e una sfida che ci rende orgogliosi. Oltretutto stiamo potenziando il settore anche dal punto di vista degli investimenti perché nel progetto del nuovo ospedale sono previsti 4 bunker per ospitare macchine pesanti e ad altissima tecnologia per ampliare al massimo l'offerta terapeutica sul territorio''.