Giacomo Franceschi, l’ex volontario dell’antincendio di Calci, accusato
Giacomo Franceschi, l’ex volontario dell’antincendio di Calci, accusato

Pisa, 31 agosto 2019 - Una manciata di giorni prima del primo anniversario de l rogo sul Serra che il 24 settembre scorso divorò quasi 1500 ettari di bosco (anche oliveti oltre a una dozzina di case per un danno di circa 15 milioni di euro), si aprirà il processo al presunto piromane. Giacomo Franceschi, 38 anni, mandato a giudizio immediato dal pubblico ministero Flavia Alemi, comparirà l’11 settembre prossimo davanti il collegio del tribunale di Pisa per rispondere di accuse che vanno dall’incendio doloso al disastro ambientale.

Nesun rito alternativo con sconti di pena, dunque, per il calcesano in carcere da oltre otto mesi, difeso di fiducia dal penalista Mario De Giorgio. Franceschi affronterà il processo con rito ordinario e si difenderà al dibattimento. Intanto l’imputato è in attesa di conoscere l’esito del ricorso contro la custodia cautelare in cella, dopo che sulla misura si è espressa anche la Corte di Cassazione annullando in parte l’ordinanza dello scorso 9 gennaio del tribunale della libertà di Firenze.

Gli ermellini hanno disposto che il Tribunale si pronunci nuovamente sulla sussistenza delle esigenze cautelari accoglienzo le argomentazioni, sul punto, del difensore che, aveva contestato anche il quadro dei gravi indizi di colpevolezza. Aspetto. quest’ultimo, che invece è stato rigettato dalla Suprema Corte. La nuova udienza potrebbe essere fissata a breve.

Intanto, sempre sulle esigenze cautelari, deve nuovamente esprimersi la Cassazione per un altro ricorso che era stato rigettato all’avvocato De Giorgio e arrivato di fronte ai giudici di legittimità. Ma tra poco più di una settimana si aprirà il dibattimento. Due gli indizi che fin dai primi momenti erano stati ritenuti determinanti per la procura (l’inchiesta è coordinata dal pm Flavia Alemi): Google maps e le celle telefoniche che quella sera avrebbero mostrato un andirivieni del 38enne tra il bosco e la sua auto, parcheggiata proprio lungo la strada per il Serra, poco prima che si alzassero le fiamme.

Secondo una prima ricostruzione, spiegata dallo stesso procuratore capo Alessandro Crini, Franceschi avrebbe bruciato uno scontrino per allentare la tensione durante uno dei momenti di confusione che a volte vive. Prima ancora, avrebbe bruciacchiato i pelucchi della divisa. Una piccola ricevuta che avrebbe gettato quando era ormai per la maggior parte carbonizzata, cioè quando la fiammella sarebbe arrivata fin quasi alle dita dell’uomo che la teneva in mano. Da qui si sarebbe sviluppato il rogo il cui dramma sarà vagliato ora sotto gli aspetti giuridici e un processo dovrà provare, oltre ogni ragionevole dubbio, eventuali profili di penale responsabilità del Franceschi.