Lavoro e gravidanza: "Una questione culturale e di pochi supporti"

La professoressa Anna Loretoni (Sant’Anna): "La cura familiare al 70% ancora a carico delle donne. In campo modelli per facilitare la conciliazione"

Pisa, 11 maggio 2024 – In base al rapporto Irpet 2023 sulla condizione economica e lavorativa delle donne in Toscana, gran parte delle madri lavoratrici dichiara di essersi sentita "abbastanza" o "molto" condizionata nelle scelte di maternità per via della professione, raggiungendo quasi il 70% delle risposte.

Per le donne con figli il lavoro diventa spesso una corta a ostacoli
Per le donne con figli il lavoro diventa spesso una corta a ostacoli

"Di fatto manca ancora il supporto dello Stato alla maternità". Ne è convinta Anna Loretoni, docente di Filosofia politica alla Scuola Sant’Anna e preside della Classe di Scienze sociali, che individua nella carenza delle infrastrutture sociali uno dei principali fattori che impediscono alle donne di raggiungere un equilibrio tra vita familiare e lavorativa.

"Il lavoro di cura è per circa il 70% appannaggio delle donne, il che ovviamente si traduce in un inserimento più difficile rispetto agli uomini nel mercato del lavoro".

Professoressa, come si colloca la Toscana?

"Sappiamo che in Toscana le donne a bassa scolarizzazione tendono a uscire dal mercato del lavoro dopo la seconda gravidanza. Questo attesta l’arretratezza delle infrastrutture sociali. Il rafforzamento dei servizi all’infanzia doveva essere uno dei punti programmatici del Pnrr che aveva investito molto sugli asili nido, ma, ad oggi, possiamo dire che l’obiettivo non è stato raggiunto".

Crede, quindi, che il potenziamento dei servizi all’infanzia debba essere uno dei principali settori di intervento per cercare di ridurre il gender gap nel mondo del lavoro?

"Sì, ma non è l’unico. Sarebbe utile mettere in pratica modelli lavorativi in grado di facilitare la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Le politiche pubbliche danno per scontato che il lavoro di cura, di bambini e anziani, sia a carico delle donne. È necessaria una maggiore condivisione dei compiti di cura; anche gli uomini devono essere coinvolti nella gestione della vita familiare. Sembra che le cose vadano meglio tra le giovani coppie, ma siamo ancora lontani da una condivisione paritaria".

Un problema anche culturale, dunque.

"Certamente. Le donne che fanno carriera spesso non sono ben viste dalla società, perché è come se non rispettassero quella che viene considerata la loro funzione naturale primaria, essere mogli e madri. Leggo forme di misoginia sempre più diffuse nella nostra società, che spesso nascono da un sentimento di paura verso le donne che raggiungono posizioni apicali".

Le donne che vogliono far carriera sono, a volte, indotte a rinunciare alla maternità?

"Questo può certamente accadere. Se quella di non fare figli è una libera scelta delle donne va rispettata. Ma se è invece una preferenza indotta dall’assenza di sostegno alla maternità, siamo di fronte ad una discriminazione che occorre contrastare".