di Michele Bufalino Sempre più conferme – che adesso giungono perfino da Londra –, sull’interessamento del magnate Alexander Knaster nei confronti del progetto stadio e del Pisa Sporting Club. Dall’Inghilterra infatti, sede della Pamplona Capital, arriva l’ultima indiscrezione, su un investimento, atteso per le prossime settimane, a titolo personale, da parte dal miliardario cosmopolita di nazionalità russa-americana con il passaporto inglese, che potrebbe rilevare la società, lasciando comunque presidente Giuseppe Corrado e il 25% delle quote a...

di Michele Bufalino

Sempre più conferme – che adesso giungono perfino da Londra –, sull’interessamento del magnate Alexander Knaster nei confronti del progetto stadio e del Pisa Sporting Club. Dall’Inghilterra infatti, sede della Pamplona Capital, arriva l’ultima indiscrezione, su un investimento, atteso per le prossime settimane, a titolo personale, da parte dal miliardario cosmopolita di nazionalità russa-americana con il passaporto inglese, che potrebbe rilevare la società, lasciando comunque presidente Giuseppe Corrado e il 25% delle quote a Magico Pisa, in pochi giorni. Comunque non si creda che si tratta di un’operazione improvvisata: i contatti con il fondo inglese pronto a investire sull’Arena sono maturati nel corso dei mesi. Forse più recente, ma qui entriamo nel campo delle ipotesi, l’interessamento diretto di Alexander Knaster che comunque, già a dicembre (come ha riporato il Secolo XIX) stava studiando i conti del Pisa. Fra le altre cose, in serata, anche il sito Calcioinpillole – che aveva fatto diventare virale la notizia – si è sbilanciato sull’imminente closing.

Ma è realmente possibile che un eventuale passaggio delle quote societarie possa andare in porto in così poco tempo? Dove sono finiti i tempi delle due diligence snervanti e interminabili, ai tempi della famiglia Petroni e di Pablo Dana? Per dare una risposta concreta a queste domande occorre dare un’occhiata all’ultimo bilancio del Pisa, che al suo interno contiene un preziosissimo documento. Il bilancio infatti è certificato dal colosso Kpmg, azienda internazionale di revisione e organizzazione contabile, specializzata anche in consulenza manageriale e servizi fiscali, legali e amministrativi, con sedi letteralmente in tutto il mondo, essendo attiva in 147 stati e avendo, al suo interno, oltre 200 mila dipendenti. Kpmg è una delle quattro maggiori società di revisione a livello mondiale, definita "Big Four", assieme a Pricewaterhouse Cooper, Deloitte & Touce ed Ernst & Young. La Kpmg, leggendo il bilancio del Pisa, riferisce di aver "comunicato ai responsabili delle attività di governance, identificati a un livello appropriato come richiesto dagli ISA Italia, la portata e la tempistica pianificate per la revisione contabile e i risultati significativi emersi".

La certificazione del bilancio del Pisa da parte di un colosso di tale portata di fatto abbatte sensibilmente i tempi su eventuali future due diligence della società e restituisce anche la dimensione sull’operato virtuoso che la società ha avuto nel corso degli ultimi anni, con grande trasparenza dal punto di vista economico. Se Knaster ha avuto modo, come emerso nei giorni scorsi, di aver visionato i conti del Pisa, ha altresì avuto importanti garanzie dopo aver letto la relazione della società di revisione.