L'uomo arrestato per l'incendio del Monte Serra
L'uomo arrestato per l'incendio del Monte Serra

Pisa, 21 dicembre 2018 - E' il cellulare ad avere tradito Giacomo Franceschi. Il suo apparecchio telefonico, secondo la procura, chiarisce senza dubbio la sua condotta illecita. E dimostra la sua piromania. Non sono bastate le giustificazioni dell’ultimo interrogatorio in Procura a evitargli il carcere.

Anzi, hanno, se possibile, ulteriormente aggravato la sua posizione perché il volontario dell’antincendio boschivo sarebbe caduto più volte in contraddizione anche rispetto ad altre deposizioni rese nelle settimane precedenti quando ancora non era formalmente indagato.

Le celle telefoniche infatti non mentono, spiegano gli inquirenti. E neppure la cronologia di Google Maps che traccia tutti i percorsi effettuati dall’indagato: la sera del 24 settembre Franceschi era proprio nel punto da dove è partito l’incendio. E ha ripetutamente attraversato strade e sentieri nel bosco.

«Ero lì per controllare – si è difeso il volontario nell’interrogatorio di martedì nella veste di indagato – e per assicurarmi che non vi fossero rami pericolanti o sentieri ostruiti da alberi caduti a causa del forte vento».

Parole che non hanno convinto gli inquirenti che hanno continuato a incalzarlo su contraddizioni, orari e altri dettagli e che hanno spinto l’indagato ad ammettere che «in situazioni di panico non ricordo quello che faccio». Risposte confuse, ricostruzioni poco convincenti e quelle tracce telefoniche hanno convinto la Procura a chiederne l’arresto.

Il percorso di Google maps, soprattutto, sarebbe particolarmente dettagliato e lo zelo raccontato dal volontario non ha convinto gli inquirenti che hanno ritenuto davvero «poco credibile un’azione solitaria di prevenzione e in orario notturno senza disposizioni precise arrivate dai livelli superiori».

Nella notte tra martedì e mercoledì i carabinieri si sono nuovamente arrampicati sul monte fino a Colle, la frazione di Calci dove Franceschi vive con i suoi familiari: hanno perquisito l’abitazione e la sua stanza in particolare, sequestrando i vestiti e altri effetti personali. Oggi il Gip, Donato D’Auria, scioglierà la riserva e deciderà se accogliere o meno la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura, poi comincerà a tutti gli effetti la fase processuale. Ma gli investigatori una certezza ce l’hanno: «Siamo convinti che sia stato lui. E, soprattutto, che abbia agito da solo, senza l’aiuto di nessuno».