Pisa, 2 agosto 2018 - Un "nonnismo" esasperato, la pratica del "pompaggio" spinta fina all'eccesso. Tutti elementi alla base della morte del parà Emanuele Scieri. Per l'omicidio che avvenne nella caserma Gamerra di Pisa il 13 agosto del 1999 è stato raggiunto da una misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari Alessandro Panella, commilitone e  capocamerata del reparto a cui il parà siciliano era stato assegnato. Panella, che è anche cittadino americano, proprio domani, venerdì 3 agosto, aveva in programma un viaggio negli Stati Uniti con biglietto di sola andata. Secondo gli inquirenti, dopo aver appreso delle indagini sul suo conto, aveva deciso di lasciare l'Italia. Commossa la madre di Scieri dopo anni spesi a chiedere giustizia (LEGGI)

Oltre a Panella, ci sarebbero anche altri indagati e secondo quanto emerge da fonti investigative, perquisizioni ed altre attività di indagine sono ancora in corso.

"La vicenda - ha detto il procuratore capo di Pisa, Alessandro Crini - ha avuto un'accelerazione nella giornata di ieri perché una delle tre persone da tempo indagate stava per lasciare il territorio nazionale e sarebbe stato complicato riportarcelo". L'accusa contestata all'ex militare, che all'epoca dei fatti era caporale nella caserma Gamerra, è concorso in omicidio volontario. Per l'uomo sono stati disposti gli arresti domiciliari.

"L'indagine - ha proseguito il procuratore di Pisa - ha consentito di perfezionare la conoscenza relativa al nonnismo: questo dato emerge anche con modalità tali da ritenere che contro Scieri ci sia stata un'aggressione da parte dei 'nonni' anche mentre era a terra. Si tratta di ipotesi indiziarie che sono suffragate anche dalle consulenze tecniche allegate alle conclusioni della commissione parlamentare d'indagine".

Per chi ha indagato Scieri venne costretto a salire sulla scaletta di una torre dismessa per il prosciugamento dei paracadute. Dalla parte esterna, poteva tenersi solo con le braccia. Qualcuno però gli schiacciò le mani con gli scarponi e lui mollò la presa, fino a precipitare per 12 metri, fino a spezzarsi la colonna vertebrale. Respirò ancora per almeno 6 ore, se non 8. Il suo corpo, invece, fu trovato dopo tre giorni.

«Abbiamo ritenuto di accertare la permanenza in vita di Scieri e siamo arrivati alla conclusione che ci fosse il tempo per soccorrere Emanuele e per questo contestiamo l'omicidio volontario proprio perché il giovane è stato lasciato agonizzante a terra», ha detto Crini.

«Questa dinamica - ha aggiunto - non è una nostra congettura ma ricavata dai vecchi accertamenti attualizzata con quelli peritali effettuati dalla commissione parlamentare. Sulle modalità con cui si sarebbero svolti i fatti c'è stata sostanziale condivisione anche con le testimonianze che abbiamo raccolto e ciò dimostra che la nostra ipotesi accusatoria non è campata in aria».