Del caso si è occupata la polizia
Del caso si è occupata la polizia

Pisa, 11 settembre 2019 - Dura 5  minuti e 48 secondi, la telefonata che la mamma di 27 anni accusata assieme al marito di aver «venduto» la propria bambina di quattro anni e mezzo a uno spacciatore in cambio di droga, fece al 113 la sera del 15 ottobre del 2016.

Alla prima udienza del processo, iniziato ieri mattina dinanzi alla corte d’assise del tribunale pisano, gli avvocati della coppia hanno hanno chiesto la trascrizione integrale di quella chiamata (registrata) alla polizia. Perché secondo i legali (Niccolò Lombardi Sernesi e Letizia Merciai del foro di Firenze) la tempestività, i toni concitati, e il contenuto del colloquio con l’operatrice della questura, costituirebbero la prova che anche i genitori della piccola sarebbero vittime. Vittime cioè del loro vicino di casa, con cui avevano rapporto per cessioni di droga, terzo imputato del processo che riprenderà a novembre.

«Succede che una testa di c. che sta lì vicino da me... cioè.. che praticamente aveva preso la bimba... l’ha portata in casa, dicendomi guarda gli vado a dare i vestitini, invece non gli ha dato i giochini ma l’ha violentata – grida la giovane mamma al telefono –. Io la figliola l’ho in casa che mi trema, mi piange... e ha paura.. e lui sta dicendo... mi sta dicendo che quelle cose lì gliele faceva suo padre e invece non è vero... io vi dico solamente se venite voi bene sennò...».

La poliziotta erca di comprendere meglio la situazione. Chiede se ci fosse stato qualche episodio in precedenza. «No no è la prima volta, praticamente noi si conosce, non si pensava che facesse una cosa del genere.. e m’ha chiesto, posso portare un attimo la bimba con me gli do dei giochini. E noi s’è detto va bene. Poi... non l’ho visto arrivare, sono scesa e sono andata a chiamarla». La donna racconta che la bimba non voleva raccontare nulla. Poi di averla convinta piano piano a descrivere cosa le avrebbe fatto il vicino.

Racconto he la donna ha raccolto anche in una seconda occasione, due giorni dopo. Mentre si trovava nel reparto di pediatria dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, in attesa di una visita legata ai fatti oggetto del procedimento, la mamma accese il registratore del telefonino mentre cercava di farsi descrivere nuovamente dalla piccina ciò che l’adulto le avrebbe fatto.

Anche di questo file audio, già in possesso della squadra mobile di Pisa, i difensori dei due genitori hanno chiesto la trascrizione, in modo di portare il suo contenuto alla valutazione della corte d’assise, chiamata a giudicare i tre imputati. Ieri mattina, alla prima udienza, ce n’era soltanto uno.  I due genitori hanno preferito mancare, ma potrebbero comparire per il loro esame.