ELISA CAPOBIANCO
Cronaca

Spinte e schiaffi. E la capotreno finisce in ospedale

Aggredita da un 'portoghese'

Controlli della Polfer

Controlli della Polfer

Pisa, 28 gennaio 2018 - «Buongiorno, mi fate vedere il biglietto, per favore?». Una frase concisa, pronunciata con la giusta dose di fermezza e cortesia. Tanto è bastato a scatenare l’inferno. La capotreno – una ragazza di 21 anni – si trova davanti quattro passeggeri, molto probabilmente nigeriani. Quattro uomini senza biglietto, saliti alla stazione di Pisa e diretti a Lucca, che non sembrano nemmeno ascoltarla facendosi beffe della divisa che indossa. Prima fingono di non capire, le rispondono in una lingua incomprensibile lasciandole intendere che non sanno l’italiano: poi iniziano a scambiarsi occhiate e sorrisetti che tradiscono la loro malafede.

La giovane dipendente Trenitalia è ligia al dovere. Non ha intenzione di farsi intimorire e ripete scandendola la frase: vuole vedere subito il biglietto perché senza biglietto non è possibile viaggiare. Gli animi si scaldano. La situazione è chiara. Il gruppetto ha ben compreso la sua richiesta e la ignora deliberatamente, almeno fino a quando – esercitando anche il suo potere di pubblico ufficiale – la capotreno non intima ai «portoghesi» di scendere alla prossima fermata.

Sono da poco passate le 9 del mattino e il regionale per Lucca è quasi deserto. Con coraggio e determinazione «convince» i quattro stranieri, che non vogliono tirare fuori neppure i documenti, ad alzarsi e a dirigersi verso la porta. La stazione di San Giuliano Terme fortunatamente è vicina.

Tra insulti e risolini derisori tre scendono dal treno, mentre il quarto continua a fare resistenza. Inizia il diverbio. Il nigeriano (un energumeno di un metro e 90) urla di voler arrivare a distinazione. Dalle parole passa ai fatti. Tira una spinta alla ragazza poi uno schiaffo talmente violento da procurarle danni anche all’orecchio e quindi si dà alla fuga lungo il binario. La capotreno verrà trasportata in ambulanza al pronto soccorso di Lucca dove le verranno riconosciuti tre giorni di referto. Sul caso indaga la Polfer che sta passando al setaccio le immagini riprese dalle telecamere di bordo attraverso le quali poter arrivare all’identità dell’uomo.