Arena, la mano tesa. Il Questore alla città: "Procediamo uniti. La strada è tracciata"

I problemi strutturali, i lavori, la protesta dei tifosi e le soluzioni "Capisco le ragioni degli sportivi e su tanti aspetti hanno ragione. Ma la priorità per tutti è quella di garantire la sicurezza".

Arena, la mano tesa. Il Questore alla città: "Procediamo uniti. La strada è tracciata"
Arena, la mano tesa. Il Questore alla città: "Procediamo uniti. La strada è tracciata"

Unità di intentim una mano tesa verso i tifosi, ma senza perdere il fulcro della questione: la sicurezza. Il questore Salvatore Salvo prova a placare gli animi dopo giorni di accese polemiche sulle condizioni dell’Arena e sul suo futuro.

Questore, siamo giunti a uno stallo fra Questura, Comune e tifoseria organizzata sulla questione Arena?

"Beh, non direi. L’unico approccio onesto e possibile per analizzare la vicenda deve partire dalla sola e unica priorità che ci coinvolge tutti: Questura, tifosi, politica, direi, l’intera città".

Ovvero?

"Sulla sicurezza non si può scherzare e non si accettano deroghe. L’evento sportivo deve essere vissuto con serenità, gioia e soprattutto nella totale tranquillità per le famiglie e per gli spettatori. E’ un diritto e un nostro dovere. Il resto è marginale. Solo partendo dalla ‘safety’ possiamo mettere in ordine tutte le altre legittime posizioni".

Proviamoci.

"L’Arena Garibaldi è un impianto che ha i suoi anni, lo sappiamo tutti. Alla luce degli ultimi accadimenti in gradinata, il Comune su input della Commissione Provinciale di Vigilanza ha predisposto una serie di accertamenti e verifiche per fotografare lo stato di salute della struttura. In questo momento la capienza si ferma ai ‘famosi’ 9mila spettatori. Non posso che prenderne atto. Eticamente non posso chiudere gli occhi di fronte a queste limitazioni. E’ mia precisa responsabilità farlo. Però...".

Che cosa?

"Questo non significa che non capisca le ragioni della tifoseria. L’ho dichiarato subito, appena insediato a Pisa, protestare per una capienza così ridotta, inadeguata in una città tanto importante e con una società tanto blasonata e ambiziosa, è legittimo e perfino giusto. Che la portata della Curva, il settore più popolare, non sia allineata alle richieste lo capisco e lo condivido. Sposare le ragioni di questa protesta non significa però chiudere gli occhi e abdicare al proprio ruolo di responsabilità. Chi vede repressione continua a non mettere a fuoco il vero problema".

E poi c’è la questione degli accessi gratuiti.

"Vede anche sulla questione ‘portoghesi’ dobbiamo andare oltre alle parole di facciata. Non nascondiamoci dietro un dito: in molti stadi d’Italia si registrano accessi senza titolo, è fisiologico. Questo fenomeno, onestamente, può essere considerato marginale sotto il profilo di polizia se non ha ricadute diverse. L’afflusso interessa, in primo luogo, le società di calcio che vendono i biglietti e che hanno la responsabilità degli accessi allo stadio".

E quindi perché diviene un problema di ordine pubblico a Pisa?

"Prima mi permetta di estremizzare e giocare con l’assurdo. Se tutti entrassero gratuitamente allo stadio con l’accordo della società, al netto delle esigenze di identificazione imposte dalla normativa di settore, per la Questura non sarebbe, di per sé, un problema. E qui torniamo al punto: diviene nostro dovere intervenire quando questi accessi determinano significativi sforamenti di capienza. Allora qui la repressione non centra nulla e lo ridico fino allo sfinimento, è una questione di incolumità delle persone in un contesto di accertata criticità strutturale",

Beh, però i tifosi del Pisa lamentano l’intervento diretto della polizia ai tornelli.

"Intervento necessario, in questa fase, per garantire appunto le capienza, in soccorso agli steward che da soli non riescono a regolare il flusso. Per questo ho già avuto modo di invocare la collaborazione della tifoseria organizzata anche su questo problema".

Come si risolve la questione?

"C’è una sola ed unica strada nel breve periodo, quella indicata dal Comune di Pisa, ovvero procedere compatti, tutti insieme, istituzioni e società sportiva perché si arrivi a realizzare gli interventi di consolidamento ed insieme di incremento della capienza. Se queste opere saranno fatte con intelligenza e nel rispetto delle norme e delle regole tecniche, come ovviamente credo stia avvenendo, potremo rispondere alle esigenze degli sportivi e ritornare a modelli di gestione dell’afflusso affidati interamente allo stewarding".