Salvato da un vicino. Paura per un 50enne in arresto cardiaco

Dramma in un condominio cittadino. Provvidenziale l’intervento di un infermiere. Sei minuti di massaggio cardiaco poi l’intervento all’Opa. Ora è fuori pericolo.

Salvato da un vicino. Paura per un 50enne in arresto cardiaco
Salvato da un vicino. Paura per un 50enne in arresto cardiaco

Un fine anno tra la vita e la morte per un ultra 50enne di Massa: a salvarlo un bravo infermiere che si è prodigato nel massaggio cardiaco. L’infermiere vuol mantenere l’anonimato, "perché – dice – è la seconda volta che capita un fatto simile. Lo rendo noto perché ritengo necessario installare sul territorio un numero maggiore di defibrillatori: salverebbero molte vite".

E’ il pomeriggio del 31 dicembre, quando le famiglie sono impegnate nei preparativi del cenone di Capodanno. In un condominio della città, un ultra cinquantenne va in arresto cardiaco. Sul posto c’è una ragazza (E. B.), non sa che fare: lo accarezza e si dispera. Sopraggiunge l’infermiere (L.M.), vicino di casa. "Era già viola e non respirava – racconta – Ho cominciato il massaggio e ho mandato mia moglie a prendere l’unica cosa che avevo a casa: il saturimetro. Ho cominciato con il massaggio e una saturazione a zero. Ero comunque fiducioso perché avevo visto il viso dell’uomo cambiare di colore e tornare più roseo, segnale che il massaggio stava funzionando. Altri 4 minuti buoni di massaggio e il saturimetro ha cominciato a salire, anche se in maniera debole e anomala. Quando ho visto così, ho capito che forse si sarebbe salvato e ho continuato con tenacia il massaggio fino all’arrivo del 118, che ha subito posizionato il Dae. Lo strumento ha rilevato la fibrillazione e ha dato lo shock, per ben tre volte. Alla terza, ha ripreso il ritmo sinusale e l’uomo ha cominciato a respirare. Lo hanno portato all’Opa, in codice rosso. Gli operatori hanno voluto il mio numero di telefono. L’uomo è entrato in sala operatoria alle 17.30. Sono andato al cenone di fine anno anche se controvoglia e alle 00: 05 ho ricevuto una telefonata dall’Opa: “Signor M.?“. E io: “Dica“. Poche parole di contentezza ed emozione: "Gli ha salvato la vita. Quel massaggio durato circa 6 minuti ha garantito quel minimo che ha consentito di evitare danni irreparabili. Dopo 4 by-pass inseriti, il giorno successivo era già stubato, fuori pericolo: salvo. Quando mi hanno chiamato a cena ho cominciato a piangere come un bimbetto". Come racconta l’infermiere, non è la prima volta che capita ma salvare la vita di un uomo è un gesto grandioso, che non ha bisogno di parole. L.M. rinnova il suo accorato appello: "Mettiamo più Dae, ovunque. E salviamo più vite".

Angela Maria Fruzzetti