Lorenzo Musetti
Lorenzo Musetti

Carrara, 10 giugno 2021 - E’ rientrato in città solo per poche ore, Lorenzo Musetti, il giovane tennista carrarese che ancora una volta ha stupito tutti, mettendo sotto per un paio d’ore il numero uno del ranking mondiale al Roland Garros. Tra prestazioni sportive e vita privata, lo abbiamo incontrato in una pausa tra i molti impegni, di ritorno da Parigi e già in partenza per Montecarlo dove, oltre alla maturità, preparerà l’appuntamento di Wimbledon. Quello che ne viene fuori è il ritratto di una ragazzo molto maturo, ben oltre la sua età, ma ancora acqua e sapone, uno che certo non si è montato la testa.
Cosa hai pensato quando hai saputo che avresti dovuto incontrare Djokovic?
"E’ un sogno che si è avverato, da tanto lavoro per questi obiettivi, ma già era un successo essere arrivato alla seconda settimana di un torneo così importante e giocare sul campo centrale".
Sei riuscito a dormire la notte della vigilia del match?
"Sì, ero tranquillo".
Cosa ti è passato per la testa quando hai visto che contro Djokovic non stavi prendendo l’imbarcata?
"Sapevo che avrei potuto fare la partita e nei primi due set mi riusciva tutto".
Sul 2-0 hai pensato per un attimo che potevi vincere?
"No, si gioca sui cinque set, ma ero contento di come stavo giocando. E quando sono arrivati i dolori in campo, ho capito che non aveva più senso giocare, i crampi non mi hanno lasciato altra scelta, tuttavia ho giocato con il numero uno: un sogno che si è avverato".
Quali pregi e quali difetti ti riconosci?
"Pratico un tennis vario, ma poco moderno, e questo gioca a mio favore, mentre tra i difetti credo di essere eccessivamente fantasioso, a volte ci vuole maggiore concretezza".
Da diversi anni vivi con la valigia in mano: cosa ti manca della tua Carrara?
"Mi manca il rapporto con gli amici, con la famiglia, anche se quando torno ritrovo sempre tutti. Con i miei familiari siamo molto legati, mi sorreggono al 120% e il legame con loro mi ha sempre aiutato. Un pensiero ai nonni Renzo e Carlo che non ci sono più. Nonno Renzo mi seguiva moltissimo, mi accompagnava agli allenamenti a La Spezia e si fermava a vedermi, sempre con il sigaro in bocca. Nonno Carlo non seguiva il tennis, ma veniva sempre a vedermi nei tornei".
Che rapporto hai con l’allenatore Simone Tartarini?
"Ormai è uno di famiglia, si discute, ma è un bel rapporto". Successo, notorietà, soddisfazioni. C’è qualche difetto nel mondo del tennis?
"Al momento non ne ho visti, tutti giochiamo perché amiamo questo sport, non per secondi fini".
Tra un paio di settimane la maturità al liceo linguistico: come ti sei preparato?
"Devo studiare, ho già preparato la tesina che partirà da un discorso sulla natura per poi passare a D’Annunzio. Sono forte in inglese e spagnolo, meno in francese".
Come reggi la pressione mediatica?
"Ormai è diventata una abitudine, sai che devi giocare e rilasciare interviste".
Le ragazze ti girano intorno? "Sì, ci sono tante fans e ho tante amiche, tanti giovani che iniziano a giocare a tennis. Dopo la maturità c’è Wimbledon e poi anche la patente".
Segui qualche dieta particolare?
« No, e quando sono da nonna Maria mi adeguo alla sua cucina senza limiti".
Mai un atteggiamento sopra le righe. Quale è il segreto per non montarsi la testa?
"Con certi atteggiamenti si va poco lontano, occorre restare con i piedi per terra".