La battaglia degli ambientalisti: "Stop all’estrattivismo del marmo"

Legambiente, Cai e Arci insieme con un unico obiettivo: "Non possiamo più permettere prelievi devastanti"

La battaglia degli ambientalisti: "Stop all’estrattivismo del marmo"
La battaglia degli ambientalisti: "Stop all’estrattivismo del marmo"

Battaglia per preservare le Apuane, "sempre più inquinate dalla marmettola e depredate dall’industria estrattiva. Per di più, senza apportare ricchezza al territorio": è la denuncia di Legambiente Toscana, Arci Toscana e Cai Toscana. In buona parte delle Apuane, ma a Carrara e Seravezza in particolare, il modello che predomina, e danneggia irrimediabilmente un territorio dal paesaggio, la flora e la fauna uniche è quello ‘dell’estrattivismo’ che approfitta delle pieghe normative per fare business a scapito della montagna. Il Piano regionale cave poi, sottolineano le tre associazioni, prevede pure un aumento dei contingenti escavabili nei prossimi vent’anni e un ampliamento delle aree estrattive con un rilevante aumento dell’inquinamento e del traffico pesante, ma anche una montagna sempre meno fruibile a livello turistico e ambientale. E a proposito dell’inquinamento, sottolineano durante la conferenza, quello più grave e nelle acque fluviali e ipogee: le trenta sorgenti di acqua potabile sono a serio rischio a causa della marmettola, che fa pulito di ogni forma di vita. E hai voglia, insistono le tre organizzazioni socioambientali, di fare multe quando non si rispetta la pulizia delle polveri del marmo, che poi finiscono nelle acque: le sanzioni sono più basse dei costi di pulizia, quindi tutto sommato convengono alle aziende. In più mettici anche un aumento delle capacità tecnologiche che consentono adesso, con un filo diamantato, di estrarre in un anno quello che un tempo si estraeva in trentasei, ecco che le Apuane da montagne rigogliose, rischiano di diventare un deserto piatto.

"In questo momento si lasciano le briciole al territorio e non ci possiamo più permettere un prelievo così devastante e così acuto – tuona Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana – ll piano paesaggistico ha posto un argine a tutto questo, ma ci sono ancora degli interstizi nelle normative regionali attraverso i quali gli operatori si muovono e agiscono: il Piano regionale cave, le normative, anche il Piano integrato del parco; le prime avvisaglie sono di un arretramento, ma faremo una battaglia epocale perché gli arretramenti non ci siano. Specialmente sul territorio del parco regionale vorremmo che si andasse verso una progressiva dismissione di tutta la realtà estrattiva, altro conto sono le altre cave e nessuno di noi ha detto chiusura di tutta le cave; certo è che dobbiamo pretendere un prelievo più sostenibile".

"La presenza delle cave nel parco è una contraddizione in termini, perché il parco deve curare la protezione ambientale – fa eco Giancarlo Tellini, presidente Cai Toscana –. È importante per sensibilizzare la popolazione e l’opinione pubblica cambiare la narrazione di quello che avviene nelle Apuane. Oggi sui media si sente parlare prevalentemente delle opere d’arte realizzate con questo marmo, come quelle di Michelangelo. In realtà questo è un aspetto marginale dell’impatto industriale sulle apuane. All’arte è dedicato meno dell’1%. Con il resto si fa polvere, carbonato di calcio. Quando si parla di rivedere il Piano cave e il Piano integrato del parco vuol dire ridimensionare questi aspetti. Il Pit aveva trovato un equilibrio con un 40% di detriti, che inevitabilmente ci sono, invece la politica ha smantellato tutto ed è stata data mano libera agli imprenditori. Come Cai siamo interessati alla frequentazione della montagna. Il proliferare di queste cave, ce ne sono circa 800 di cui circa 200 attive, porta invece a chiudere strade e quindi l’accesso alla frequentazione. Il Piano cave prevede nei prossimi vent’anni l’estrazione di 47 milioni di metri cubi di montagna praticamente la distruzione di tutto".

Carlo Casini