
Tante gli alberi di castagni in Lucchesia
L’Italia è ricca di castagni secolari, alberi coltivati sempre in maniera estensiva e mai intensiva come invece accade per vigne e meleti.
La grande aereazione delle fronde permette un’ottima difesa contro i parassiti. Nessuno inoltre si azzarda a dare un pesticida a trenta metri di altezza ecco perché la castagna è sempre un frutto ecologico.
La farina di castagna è sempre stata usata dai contadini; “mugoli o non mugoli pan di terra e vin di nuvoli”; piangi o non piangi avrai solo pan di terra (cioè di castagne raccolte al suolo, e vino di nuvole cioè acqua piovana). Era il triste monito che i poveri contadini rivolgevano ai loro ragazzi affamati.
La farina di castagne ebbe grande successo con l’avvento della famigerata Tassa sul macinato introdotta nel 1860 dal ministro Quintino Sella. Due lire a quintale per macinare il grano, ma solo cinquanta centesimi per macinare le castagne.
Ovvio che i poveracci iniziassero a produrre più castagne che grano. In Lucchesia in particolare questi alberi sono diffusissimi insieme ad altre preziose cultivar semiselvatiche quali ad esempio le Giuggiole, pianta introdotta dai Veneziani dal lontano Oriente ivi molto apprezzata come nutraceuta, frutto cioè che nutre e cura nello stesso tempo; ma torniamo alle castagne. Questo frutto è ricco di carboidrati e preziose fibre utili per “ramazzare” il nostro colon da cellule strane.
I piatti che si possono preparare con la farina di castagne sono tanti: in primis la zuppa di ceci e castagne, favoloso poi il castagnaccio.
Se poi vogliamo uno spuntino altamente energetico possiamo bollire un etto di castagne, togliamo la buccia le trituriamo e le mettiamo in forno con un cucchiaino di miele e un po’ di ricotta; dopo pochi minuti abbiamo un dolce delizioso ricco in minerali rari quali potassio e magnesio molto utile soprattutto per i ragazzi che fanno sport.