Pasquale Russo accompagnato in carcere (foto Ansa)
Pasquale Russo accompagnato in carcere (foto Ansa)

Lucca, 9 agosto 2016 - L’omicida di Vania Vannucchi, ("Le ho versato labenzina addosso, poi sono fuggito mentre bruciava" - L'articolo) rinchiuso da martedì sera nel carcere di «San Giorgio», può incontrare i propri familiari. Il giudice ha infatti accolto l’istanza presentata dai suoi legali ed ha autorizzato Pasquale Russo ad incontrare moglie e figli nella casa circondariale. Sarà il primo faccia a faccia familiare dopo l’atroce delitto di cui si è macchiato e anche il segnale che la famiglia non lo abbandona al suo destino, nonostante l’enormità del gesto. Intanto gli avvocati difensori Cesaretti e Mei hanno contattato uno psichiatra fiorentino di fama per sceglierlo come consulente. Sarà presto incaricato di relazionare sulla capacità di intendere e di volere di Pasquale Russo. I difensori sottolineano che da un paio di mesi l’omicida assumeva farmaci antidepressivi e il 23 giugno scorso era stato visitato da uno psichiatra.

Proprio martedì pomeriggio, il giorno del delitto, sarebbe dovuto andare in uno studio di Viareggio per iniziare una terapia con uno psicologo. Che ovviamente non è mai cominciata. «Malato di mente? Credo proprio che non lo fosse...», è invece il commento dell’avvocato Elena Libone, legale della famiglia Vannucchi. E l’inchiesta del pm Piero Capizzoto sul terribile delitto è intanto praticamente conclusa, almeno nelle sue parti essenziali. La Squadra mobile diretta dalla dottoressa Silvia Cascino ha quasi terminato l’acquisizione di testimonianze tra colleghi ed ex colleghi della vittima e dell’assassino, oltre ad aver messo agli atti quelle dei primi soccorritori. Proprio a loro Vania, avvolta dalle fiamme, aveva gridato il nome di Pasquale, indicandolo come responsabile di quell’abominio.

La Procura ha delineato con una certa chiarezza il quadro probatorio. Emerge nella sostanza un omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà, ma anche aggravato dagli episodi precedenti di stalking culminati nel furto del cellulare avvenuto all’alba in casa di Vania e nell’ultimo fatale incontro-trappola (Omicidio di Vania, in casa all’alba per rubare il cellulare poi la trappola - L'articolodietro i magazzini dell’ex ospedale Campo di Marte. Pasquale Russo (La scheda) riempie la tanica di benzina alle 12.18 di martedì al «Q8» di viale Castracani, venti minuti prima di andare all’appuntamento con Vania fissato in quel luogo appartato. Lui arriva lì in scooter. Dopo una violenta discussione, getta a tradimento la benzina sulla povera donna che si trova seduta nella sua Fiat 500L.

E mentre lei scende dall’auto, lui innesca il rogo mortale, quasi certamente con un accendino. Mentre lei è a terra che brucia, lui con freddezza si preoccupa solo di recuperare la tanica e di metterla nel bauletto. Quindi corre subito a casa in scooter a crearsi un alibi. Appena arriva si cambia d’abito, lavando quelli sporchi e compromessi dalle tracce del rogo. Non ha fatto i conti con la forza d’animo di Vania. Sebbene avvolta dalle fiamme, la povera donna riesce a dire chiaramente ai soccorritori che «è stato Pasquale». E poi ha commesso un errore fatale: ha riportato ustioni di primo e secondo grado al braccio destro. La prima cosa che notano i poliziotti quando piombano a casa sua a Segromigno meno di venti minuti dopo l’aggressione mortale.