Permessi di soggiorno falsi. Documenti in cambio di soldi. Indagati i membri della banda

Favorivano l’arrivo di cittadini extracomunitari in Italia, facendosi pagare per i documenti. Tanti gli stratagemmi adottati, dalla finta residenza ai finti contratti di lavoro con una Srl.

Permessi di soggiorno falsi. Documenti in cambio di soldi. Indagati i membri della banda

Permessi di soggiorno falsi. Documenti in cambio di soldi. Indagati i membri della banda

Dal Pakistan a Lucca, ma anche India e Sri Lanka, tutto seguendo le indicazioni di una vera e propria banda di malviventi che si occuopava di tutto, dall’accoglienza all’aeroporto di Milano fino ai documenti contraffatti. Concluse le indagini della Procura verso 8 diversi cittadini del Pakistan, tutti residenti a Lucca, che dal maggio 2020 al marzo 2022 hanno gestito una vera e propria tratta di uomini. Sono ben 12 i reati per cui gli uomini sono stati indagati. La banda era composta da 8 membri, residenti tra Lucca, Altopascio, Barga e Castelnuovo di Garfagnana.

Il loro scopo era quello di favorire l’arrivo e la permanenza di extracomunitari nel territorio italiano, naturalmente sotto compenso. Accoglievano le richieste di assistenza nella presentazione delle domande di permesso di soggiorno, preparavano le domande predisponendo i documenti necessari come contratti di lavoro, dichiarazioni di ospitalità, assistevano i “clienti“ nell’inoltro delle domande e ottenevano illecitamente il rilascio dei permessi di soggiorno per i vari richiedenti.

Per questo lavoro si facevano pagare varie migliaia di euro, il più delle volte in più rate, tramite circuiti internazionali, con i soldi che poi venivano trasmessi direttamente in Pakistan.

Ma non è tutto, visto che il lavoro della banda si era esteso molto di più. Sono stati identificati almeno 8 cittadini pakistani la cui permanenza a Lucca è stata favorita utilizzando un altro stratagemma. La banda, infatti, attraverso la stipula di contratti con una società a responsabilità limitata che operava nel settore della ristorazione e del food, faceva ottenere il permesso di soggiorno agli extracomunitari, che una volta arrivati al risultato interrompevano immediatamente il fittizio legame lavorativo.

Tante le richieste di permesso di soggiorno o le dichiarazioni di ospitalità compilate seguendo il consueto schema, firme false, false dichiarazioni e tutti i richiedenti erano sempre residenti in un appartamento, appartenuto in realtà ad uno della banda, che mai ha visto inquilini differenti.

E anche il tarrifarrio, con il passare dei mesi e il variare delle indagini è cambiato. Si passa dai 700 euro chiesti per un falso permesso di soggiorno nel marzo 2021 ai 2500 chiesti per il rinnovo dello stesso nell’ottobre 2021.

A chi ha provato a ribellarsi a queste dinamiche non sono mancate le rpercussioni. Le indagini, infatti, hanno anche fatto vneire alla luce un altro modo di operare della banda, che una volta scoperta ha minacciato alcuni degli uomini di non dire nulla agli inquirenti o la famiglia in Pakistan avrebbe avuto gravi ripercussioni.

Per gli otto sono stati nominati gli avvocati difensori, e uno ha ottenuto la messa alla prova.

Iacopo Nathan