Raluca Elena Serban, la vittima 31enne
Raluca Elena Serban, la vittima 31enne

Lucca, 14 maggio 2021 - Ha confessato dopo un interrogatorio durato due ore e un quarto. Gabriel Falloni, l’operaio sardo di 36 anni, arrestato il 21 aprile dalla Squadra Mobile di Aosta, ha ammesso di aver ucciso a coltellate Elena Raluca Serban, 31enne residente a Lucca, trasferitasi a metà aprile ad Aosta. L’uomo ha raccontato la sua versione dei fatti al procuratore capo di Aosta, Paolo Fortuna e ai sostituti procuratori Luca Ceccanti e Manlio D’Ambrosi. Di fronte ai magistrati ha spiegato di aver reagito in modo aggressivo a uno sfottò a sfondo sessuale da parte della donna.

Gabriel Falloni
Lei, sempre secondo la versione del 36enne, avrebbe poi impugnato un coltello per minacciarlo, forse ferendolo leggermente anche al braccio sinistro. Infine l’epilogo nel bagno, con la vittima accoltellata al collo e uccisa. Difeso dagli avvocati Marco Palmieri del foro di Sassari e Davide Meloni di Aosta, ha detto di aver gettato in un cassonetto vicino alla sua casa di Nus l’arma del delitto (il coltello) e nel fiume Dora i quattro telefoni cellulari che aveva trovato nell’alloggio della donna. Si era portato via anche gli indumenti della vittima, le lenzuola e le federe. Aveva riposto tutto nel borsone con cui era stato ripreso dalle telecamere mentre usciva dal condominio di viale Partigiani, 37 minuti dopo essere entrato. La frequentazione con Elena Raluca Serban era iniziata verso la metà del 2020.

Nell’alloggio Falloni ha riferito di aver trovato una busta con oltre seimila euro. Una cifra che ha detto di aver speso per pagare i tassisti con cui si era spostato nei giorni tra l’omicidio e l’arresto, una mensilità di affitto per l’abitazione di Nus dove viveva, due cellulari mandati alle sorelle per i nipoti, oltre che per un’offerta da 500 euro in una chiesa di Genova. Qui era arrivato con l’idea di raggiungere la Sardegna, ma poi era rientrato in Valle d’Aosta, dove la polizia lo aveva arrestato. L’interrogatorio è stato richiesto dagli stessi legali dell’omicida. "Ha sentito l’esigenza fortissima di fornire la sua versione dei fatti" alla procura, per questo "abbiamo fissato un interrogatorio con il pubblico ministero e lui ha fornito la sua versione dei fatti, confessando, sostanzialmente, liberandosi da un peso che sentiva fortissimo" ha detto l’avvocato difensore ai microfoni della Tgr Valle d’Aosta.

Il corpo di Raluca venne trovato senza vita domenica 18 aprile nell’appartamento di Aosta. Poco prima dell’omicidio la donna aveva avuto un breve colloquio telefonico col suo assassino. Dieci minuti prima ancora Raluca aveva videochiamato la sorella Aleksandra che vive a Lucca. Ma la linea era caduta e Aleksandra le aveva inviato un messaggino su WhatsApp. Elena aveva risposto. Ma già alle 18.37, quando un cugino dalla Romania telefona a Raluca, la donna non era più reperibile. Quando alle 21, Aleksandra vede che la sorella non visualizza i messaggi e non risponde più al telefono pensa che sia successo qualcosa. A quel punto parte in tutta fretta per Aosta. Arriva all’alba, alla casa di viale dei Partigiani. Ma dentro Raluca è già stata uccisa da una ferita da arma da taglio alla gola.