Il cantiere dov'è accaduto l'infortunio mortale (foto Alcide)
Il cantiere dov'è accaduto l'infortunio mortale (foto Alcide)

Altopascio (Lucca), 8 gennaio 2020 - Un pezzo di ferro che si stacca dall’alto e acquisisce quella che in fisica viene definita energia potenziale. Il peso e l’altezza trasformano anche un minuscolo frammento in un’arma letale. Così è stato, purtroppo, per Marco Viviani, 52 anni, originario di Segromigno in Piano. L’operaio, sposato con due figli, dipendente della ditta Rm di Porcari, con sede in via Ciarpi, stava eseguendo lo smontaggio di una vecchia gru in un cantiere edile ormai dismesso in via per Corte Marchetti, una traversa di via Torino, a pochi metri dal passaggio a livello e quindi dal centro di Altopascio.

I titolari dell’area si erano rivolti all’azienda specializzata nel commercio di rottami ferrosi dalla raccolta alle demolizioni e bonifiche. Il 52enne è giunto sul posto per effettuare l’intervento. Sembra che al momento della tragedia fosse da solo. Un professionista esperto, già in passato alle prese con queste situazioni. Stavolta, però, qualcosa è andato storto.

Per cause in corso di accertamento, mentre stava manovrando la fiamma ossidrica, probabilmente per tagliare una lastra di ferro e ridurla in formati trasportabili, deve essere accaduto qualcosa. Dalla struttura è volato via un pezzo che dopo essersi staccato e finito verso terra colpendo l’addetto alla nuca: Viviani non ha avuto il tempo per schivare l’oggetto.

L’impatto si è rivelato fatale. Lanciato l’allarme, sono stati attivati i soccorsi attraverso la centrale operativa del 118, ma all’arrivo dell’ambulanza i medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Sul posto anche i tecnici della prevenzione dell’Asl per verificare le circostanze dell’infortunio, insieme ai carabinieri. Le indagini faranno chiarezza sull’accaduto. Sul posto anche il magistrato di turno e il medico legale. L’area dell’incidente è stata sottoposta a sequestro.

Viviani abitava a Segromigno con la moglie Paola e due figli. Uno di loro, Samuele, insieme all’amico Iacopo Giribon, appena 20enne nel 2016 era arrivato a Capo Nord in sella a una Vespa 50 Special del 1976. In una decina di giorni i due avevano raggiunto Capo Nord percorrendo 10mila chilometri usando solo vecchie mappe. L’impresa era stata seguita da tutta la comunità capannorese che conosceva bene anche Marco e la sua famiglia. I due, al ritorno, erano stati accolti dal sindaco Luca Menesini. Gli amici e i colleghi sono sotto stretti dal dolore.

Massimo Stefanini
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