L'esterno dell'abitazione dove l'uomo è stato ucciso (Alcide)
L'esterno dell'abitazione dove l'uomo è stato ucciso (Alcide)

Lammari (Lucca), 13 luglio 2019 - Aveva seguito la tappa del Tour de France in televisione. Il ciclismo era la sua passione, lo aveva praticato con entusiasmo anni fa. Roberto Franceschi, 70 anni, ex operaio della Cantoni e successivamente idraulico, attualmente in pensione, è deceduto in una calda serata estiva per motivi e in circostanze ancora tutte da chiarire. La figlia è sotto interrogatorio (LEGGI)

Cosa sia accaduto nell’abitazione dove accudiva la moglie, Marta, 64 anni, inferma da tempo a causa di una grave malattia e costretta su una sedia a rotelle, lo stabiliranno gli inquirenti. Con una delle due figlie, stava pulendo verdure.

 L’altra era al mare. Poi la tragedia. I vicini stentano a credere alla scomparsa di Franceschi. In via del Chiasso, a Lammari, una strada angusta dove le abitazioni sono raggruppate, si forma un capannello di gente che si domanda come possa essere successo. Qualcuno ha visto l’elisoccorso cercare di atterrare nelle vicinanze. La voce si è comunque diffusa, anche in paese.

«Lo conoscevamo bene – racconta un signore che abita tre palazzine più avanti, in direzione del viale Europa. Ho anche avuto paura, perché ho visto Pegaso sopra un campo vicino a casa mia e ho pensato che fosse per mio figlio. Roberto era davvero un uomo buono. Sensibile e paziente, la vita lo ha condotto su un percorso di sofferenza, con la consorte che purtroppo era in carrozzella. Una situazione decisamente difficile, ma lui non si era perso d’animo, provvedeva a tutto. Due sere fa lo abbiamo salutato dopo cena, quando ha portato a fare una piccola passeggiata Marta, per respirare aria fresca dopo la calura e l’afa del pomeriggio».

Sul posto anche il consigliere comunale Guido Angelini, lammarese, che ha saputo di quanto verificatosi durante una riunione: «Saranno le forze dell’ordine e la magistratura a chiarire i contorni della vicenda, posso soltanto affermare che si trattava di una persona speciale, stimata da tutti. Un dramma che ci colpisce come un pugno in faccia, anche perché così repentino. Me lo ricordo ancora con la sua attrezzatura sportiva per la bici. Forse un suo cruccio è stato proprio quello di dover smettere di salire in sella». Fin qui Angelini. Anche in paese era portato come esempio, la famiglia lo assorbiva ultimamente, si vedeva meno, piuttosto riservato.