Ivan J.Houston
Ivan J.Houston

Lucca, 10 settembre 2019 - «Ogni volta che torno qui a Lucca, il cuore mi si riempie di meraviglia. Che splendida città! E quando penso che nel settembre 1944 ho contribuito a liberarla dalle truppe nazifasciste la trovo ancora più magica, più mia...». Sorride compiaciuto Ivan J.Houston dall’alto della sua considerevole statura e dei suoi 94 anni portati con l’incredibile leggerezza di chi ha vissuto la storia con la S maiuscola. Da sergente maggiore della 92ª Divisione Buffalo, formata da soldati afroamericani, fu tra i liberatori di Lucca dalle truppe naziste. 
In questi giorni ricorre il 75° anniversario di quell’evento e lei, veterano Doc, non poteva mancare...
«In effetti ci tenevo molto a tornare qui a Lucca. Il viaggio da Los Angeles è stato in forse per un po’, perché tempo fa ho avuto qualche problemino al cuore: oggi funzionano solo due dei miei quattro bypass applicati nel 2001. Vado più lento (sorride)...».
Non si direbbe, ha lo spirito di un ragazzo. C’è qualche segreto? 
«Cammino molto, mangio il giusto, affronto la vita col sorriso. E ho sempre qualche progetto, qualcosa di nuovo da fare». 
Per esempio? 
«Ho realizzato questo docufilm “WOTH (With One Tied Hand)”, ovvero “Con una mano legata”, dove racconto i retroscena di quella guerra combattuta in prima linea da truppe afroamericane che andavano a liberare altri popoli, pur essendo poi cittadini americani segregati e di fatto non liberi nel loro Paese».
Una storia poco nota in effetti. 
«Sì, purtroppo. Se ne parla poco. Eppure è una verità clamorosa e le nuove generazioni devono conoscerla. Presenterò il film in anteprima giovedì 12 settembre alle 21 qui a Lucca in San Micheletto, grazie alla collaborazione del Comune, dalla Fondazione Crl e del giornale La Nazione».
Un docufilm di un'ora, molto toccante che tocca temi incredibilmente attuali, visto che il razzismo sembra riemergere... 
«Sì, all’epoca negli Stati Uniti avevano le cosiddette leggi Jim Crow sulla segregazione razziale, miste a consuetudini razziste: posti separati per mangiare, per andare in bagno, per viaggiare... Abbiamo cambiato le leggi, poi, ma per le consuetudini è stata una battaglia più lunga. Oggi vedo segnali brutti nella società nei confronti dei neri, come se fossero un comodo capro espiatorio per i problemi sociali ed economici. Eppure è gente che fugge dall’Africa in cerca di un futuro migliore: e solo i più forti ce le fanno ad arrivare in Europa».
Sta anche scrivendo un nuovo libro? 
«Sì, il mio secondo libro che ho quasi finito si intitolerà “Black Warriors, il ritorno dei Buffalo Soldiers” e racconterà appunto il ritorno nella Lucca di oggi, l’incontro con le persone, il loro abbraccio caloroso e positivo».
E’ vero che ormai a Lucca la fermano per strada perché la riconoscono? 
«Sì, verissimo! E’ sorprendente per me. A volte mi sento chiamare: “Hey, mr Houston!”, mi sorridono e mi stringono la mano in strada. E’ bello però...».
Ad Altopascio ha già celebrato la Liberazione con il sindaco Sara D’Ambrosio, i referenti della base militare di Camp Darby e il responsabile del Florence American Cemetery di Firenze.
«Sì è stato un evento molto bello e interessante, soprattutto sabato. Domani (oggi, ndr) mi riceve a Palazzo Orsetti il sindaco di Lucca, Tambellini».
Ha già incontrato anche persone legate alla liberazione di Lucca del ’44? 
«Sì, incontri splendidi. In particolare quello con la figlia e la nipote Alessia Angelini di una signora lucchese, Iliana, scomparsa lo scorso anno a 97 anni. Le avevo scritto una lettera tre anni fa. Le mandai il mio primo libro “Black Warriors. I Buffalo Soldiers” edito da Pacini Fazzi. Lei ricordava di quando da bambina fu svegliata un mattino di settembre, mentre dormiva all’aperto dentro le Mura. Un soldato afroamericano statunitense le toccò la spalla e le disse: “Siete liberi, i tedeschi sono scappati...”. E’ stato molto emozionante incontrare qui la figlia e la nipote dopo tanti anni...». 
Mr Houston, tutti la vogliono incontrare in questi giorni, è una bella fatica... 
«Un po’ faticoso, ma anche piacevole. Mi piace la gente e voglio onorare questo 75° anniversario. Domenica 15 sarò con i miei familiari a San Giusto di Brancoli per una rievocazione storica organizzata dal comitato Linea Gotica. Prima però voglio godermi venerdì la Processione e la Luminara. E fare una visita al Volto Santo, naturalmente».
Già, che emozione quando lo vide per la prima volta, vero? 
«La scoperta di quel Cristo nero in Cattedrale, a suo tempo, è stata davvero sconvolgente per me, un segno che qualcosa di profondo mi lega a Lucca. E ti insegna anche che giudicare una persona dal colore della pelle è davvero una delle cose più stupide che si possano fare». Poi un sorriso contagioso e una stretta di mano che sanno di fratellanza e di libertà.