Sempre sorridente, gentile e disponibile, con una notevole passione per le moto, tanto è vero che non mancava quasi mai al Mugello, per il Gran Premio d’Italia di Moto Gp, ma anche in altre occasioni. Marco Lencioni, 38 anni, era conosciutissimo in tutto il territorio di Capannori. Per amici e clienti era semplicemente ’Marcone’. Soprattutto perché il trentottenne aveva preso le redini dell’impresa di famiglia e l’aveva condotta in maniera impeccabile negli anni. Impresa modello, la Orto frutta Lencioni di Zone. Spesso il sabato mattina, di fronte al suo banco...

Sempre sorridente, gentile e disponibile, con una notevole passione per le moto, tanto è vero che non mancava quasi mai al Mugello, per il Gran Premio d’Italia di Moto Gp, ma anche in altre occasioni. Marco Lencioni, 38 anni, era conosciutissimo in tutto il territorio di Capannori. Per amici e clienti era semplicemente ’Marcone’. Soprattutto perché il trentottenne aveva preso le redini dell’impresa di famiglia e l’aveva condotta in maniera impeccabile negli anni. Impresa modello, la Orto frutta Lencioni di Zone.

Spesso il sabato mattina, di fronte al suo banco posizionato nei pressi del parco pubblico, scambiava opinioni su determinati fatti con i suoi clienti che spesso diventavano anche suoi amici. Al mercato del sabato di Capannori era presente da tempo, lo conoscevano tutti. Un ragazzo stimato e benvoluto. Ieri era in sella sulla sua Bmw Enduro 1200 sulla strada per casa, dopo aver staccato dal lavoro.

Ogni giorno infatti si alzava alle quattro del mattino per recarsi con il camion a Bologna e fare acquisti della merce migliore, per essere di nuovo a Lucca alle 8 in punto.

Diceva di volere solo prodotti doc per la sua attività produttiva e per coloro che vi si servivano. Un lavoratore senza soste, che applicava tutte le sue energie alla ditta. Enorme spirito di sacrificio, di una immensa generosità. Il suo hobby erano i bolidi su due ruote. Come centauro, sempre nel mitico autodromo in Valdisieve, aveva percorso il giro sul tracciato che gli organizzatori concedono quando non ci sono gare ufficiali.

Aveva provato l’ebbrezza delle celebri 15 curve; dalle due "Arrabbiata", alla Biondetti, fino alla "Scarperia". La prima ad arrivare vicino al luogo della tragedia è stata sua madre, vinta dal dolore di fronte all’ambulanza della Croce Verde. "Ditemi che non è mio figlio, non ci credo, non è vero".

La risposta è arrivata dalla scena di fronte ai suoi occhi sul nastro d’asfalto della Pesciatina. Una strada di oltre 7 chilometri, tutti tormentati dal sangue. Soltanto negli ultimi 12 mesi gli incidenti che hanno coinvolto auto e pedoni sono stati almeno una decina. Quasi uno al mese, ma la stima è al ribasso.

Soltanto il 29 febbraio, un uomo di 56 anni, era stato investito di fronte al Penny Market di Lunata a 500 metri da lì. Stava attraversando la strada quando è stato falciato da due auto, una per senso di marcia. L’impatto non gli aveva lasciato scampo. Un mese prima, il 29 gennaio, un tir all’alba, in zona Gragnano si era schiantato contro il muro di una villetta, uscendo di strada dopo aver tentato di evitare un’auto. Ieri è arrivato l’ultimo bilancio di sangue con tre vite spezzate nell’arco di pochi secondi. E lo Spoonriver di dolore si è allungato. Altri mazzi di fiori a ricordare ferite irrimarginabili lungo l’asfalto e nel cuore di altrettante famiglie distrutte. Inclusa quella dei due 17enni Amedeo Favilla e Samuele Leto.

Massimo Stefanini