L'arresto di Pasquale Russo
L'arresto di Pasquale Russo

Lucca, 30 maggio 2018 - L’omicida di Vania Vannucchi chiede uno sconto di pena e la Corte d’Assise d’appello di Firenze fissa l’udienza decisiva al 25 luglio prossimo, a ridosso del secondo anniversario dell’atroce delitto. 
Pasquale Russo, il 49enne di Segromigno in Monte, condannato in primo grado a 30 anni di reclusione per l’assassinio di Vania Vannucchi e rinchiuso in carcere a Prato, tramite i suoi legali Paolo Mei e Gianfelice Cesaretti tenta dunque la carta di una riduzione della pena.

Fu un delitto sconvolgente. Il 2 agosto 2016,dopo averla attirata a un appuntamento-trappola, Russo uccise Vania, l’operatrice sociosanitaria di 46 anni che aveva troncato da mesi la loro relazione. La cosparse di benzina e le dette fuoco, fuggendo via in scooter mentre lei, trasformata in una torcia umana, gridava aiuto disperata.
   
Il Gup Antonia Aracri, proprio un anno fa, il 29 maggio 2017, l’aveva condannato con rito abbreviato a 30 anni di reclusione. Russo aveva evitato il carcere a vita solo grazie ai benefici di legge praticamente automatici legati alla scelta del rito alternativo. Ma anche senza ergastolo, la prospettiva di trascorrere quasi trent’anni in cella l’ha spinto logicamente a tentare in ogni caso l’appello. Rischia, si fa per dire, solo una conferma della sentenza di primo grado.
 
I suoi legali sostengono che non sussistono le aggravanti della crudeltà e della premeditazione ed è su questi presupposti che fondano la propria istanza davanti alla Corte d’Assise d’appello. Del resto anche in sede processuale davanti al gup hanno contestato fortemente l’ipotesi di una premeditazione del delitto, dato che sarebbero trascorsi pochi minuti (una ventina circa) tra l’azione materiale di riempire la tanica di benzina al distributore «Q8» di viale Castracani e l’ultimo fatale incontro con la povera Vania dietro l’ex ospedale Campo di Marte. I difensori di Russo hanno anche sostenuto, e ribadiranno, che la decisione di uccidere Vania con il fuoco fu in qualche modo casuale e sicuramente non suggerita da una volontà di infierire sulla donna, bensì da una sorta di «istinto primitivo di purificazione», parole che cita lo stesso giudice nelle sue motivazioni. Peraltro la dottoressa Antonia Aracri, proprio contro questa ipotesi, scrive chiaramente che «Russo si è mosso con praticità: si è avvalso del fuoco perché non lascia traccia». 
 
Non è facile capire quale spazio reale ci sia per un’attenuazione della condanna di primo grado, dato che la solidità dell’impianto accusatorio del pm Piero Capizzoto e delle 28 pagine di sentenza del gup Aracri rappresentano una barriera piuttosto solida e difficile da scavalcare. E’ quanto sperano anche i familiari di Vania e le associazioni come la «Luna Onlus» che tutelano le donne vittime di violenza. Oltre alla condanna penale, c’è in ballo anche un cospicuo risarcimento danni che resta al momento virtuale, visto che Pasquale Russo non possiede beni di valore: 1 milione e 166mila euro da versare ai familiari di Vania e 10mila all’associazione «Luna Onlus».