Dal libro alla docu-serie. È il percorso di “Sarah. La ragazza di Avetrana”, libro di Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni (pubblicato da Fandango) che da stasera arriva per quattro settimane in altrettante puntate su SKY e Nowtv. Il lavoro, con la regia di Christian Letruria, è l’ultimo progetto della coppia che ha scelto Lucca come punto fermo, una base fra i...

Dal libro alla docu-serie. È il percorso di “Sarah. La ragazza di Avetrana”, libro di Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni (pubblicato da Fandango) che da stasera arriva per quattro settimane in altrettante puntate su SKY e Nowtv. Il lavoro, con la regia di Christian Letruria, è l’ultimo progetto della coppia che ha scelto Lucca come punto fermo, una base fra i numerosi impegni da autori e conduttori per Rai1 e Rai2. La docuserie, primo ambizioso progetto di Sky Original in Italia realizzato da Groenlandia, si focalizza sull’omicidio di Sarah Scazzi, narrato fra interviste inedite e materiali esclusivi. “Abbiamo provato – spiegano i due autori - a guardare l’intera vicenda con il cannocchiale, nel suo insieme, allontanandoci dal microscopio che solitamente utilizza la cronaca. I colori accesi che hanno accompagnato la scomparsa di Sarah Scazzi, che si sono tinti di sangue e di fango i cui schizzi hanno toccato tutte le persone che hanno sfiorato questa vicenda, ora sono più netti e speriamo più chiari”. La serie – che punta a far riaprire il caso, mettendo in luce i numerosi buchi della sentenza e del processo – si concentra anche sui media, grandi protagonisti della narrazione. “A un certo punto – spiega Carmine Gazzanni - non si capisce chi vuole usare chi: la stampa che cannibalizza, i protagonisti che vorrebbero piegarla ai loro scopi, gli inquirenti che inciampano, le comparse che sgomitano per avere un microfono. Si innesca, in questo paesino del Salento, una corsa all’oro. Ne escono tutti vincenti, o quasi. Gli intervistati guadagnano, i giornalisti rilanciano fra scoop veri e presunti, lo share dei programmi che seguono il caso vola senza troppo impegno. Eppure noi italiani diventiamo più poveri, assuefatti allo show della nera, dimenticandoci che abbiamo di fronte delle persone e che questa non è una fiction, ma la realtà”.