
Da Lucca a Londra e ritorno. Giorgio Poi in San Francesco
La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, rinnova l’appuntamento per festeggiare la riapertura del complesso conventuale di San Francesco dopo undici anni dalla ristrutturazione. Ospite stasera alle 21 nell’ambito di “Anniversario in concerto” sarà Giorgio Poi (all’anagrafe Giorgio Poti), fra i cantautori italiani più apprezzati che si esibirà sul palco di San Francesco in un duo acustico, piano, chitarra e voce insieme a Gianluca Massetti. Il concerto, ideato e organizzato dalla Fondazione, vede la collaborazione del WØM Fest. Il giovane cantautore, che peraltro ha trascorso parte della propria infanzia proprio a Lucca, ha un rapporto simbiotico con la musica, ha studiato jazz e suona, da sempre, la chitarra. Tante le sue esibizioni dal vivo e tra i suoi artisti di riferimento, troviamo Vasco Rossi, Paolo Conte, Lucio Dalla e Piero Ciampi. Ha accompagnato dal vivo il gruppo musicale francese Phoenix e partecipato al progetto del vinile “Canzonette”, un omaggio a Pier Paolo Pasolini.
Una domanda per due curiosità: come mai ha tolto la “T” dal suo cognome originale e perché ha abitato a Lucca?
"Per la prima, diciamo che la tengo per le questioni burocratiche, per tutto il resto faccio senza; a Lucca, invece, ho vissuto da bambino, mio padre voleva avvicinarsi a Roma, io vengo dal Piemonte, e si è stabilito per un periodo a Lucca, città bellissima".
Poi, perché ha deciso di tuffarsi nel mondo della musica?
"Ho iniziato a suonare a 12 anni; alle scuole medie insegnavano il flauto ma io non lo sopportavo, al punto che litigai con l’insegnante; in terza media, cambiando docente e chiedendo consiglio a mio fratello, imbraccia la chitarra e non l’ho più abbandonata".
La ascrivono ai simboli della nuova canzone italiana, sente di farne parte?
"Sicuramente ne faccio parte, le mie sono canzoni italiane sia musicalmente che testualmente e quindi questa attribuzione mi rende felice".
Parla di Conte, Dalla, Rossi, Ciampi e interpreta ‘Che Cosa Sono le Nuvole‘, dal testo di Pasolini: quanto la sua canzone e nuova e che ruolo hanno i grandi nomi che abbiamo citato?
"La musica d’autore è sempre partita da questi grandi maestri e dunque si crea un solco perché tutto ciò ha un peso e si prosegue in quel solco, senza farsi intimidire si va avanti".
È davvero importante, oggi, per i giovani, la musica?
"Le canzoni ci fanno sentire meno soli è sempre stato questo il ruolo della musica; il bisogno di conforto è sicuramente utile perché penso che i momenti difficili, nella vita, ci siano sempre stati, quindi oggi la musica non è più importante rispetto al passato perché è sempre stata determinante".
Lei si è diplomato a Londra in chitarra jazz: che cosa l’ha portato a scegliere una capitale europea per i suoi studi?
"Diciamo il cuore, perché la mia ragazza di allora frequentava una università londinese e io l’ho seguita; poi ho preparato l’audizione per il Conservatorio dove mi hanno preso e dico che ne è valsa la pena, un’ottima scuola. Così ho imparato l’inglese perché a 18 anni volevo cantare usando quella lingua, quindi avevo bisogno di impararla bene".
Siamo a Lucca dove si festeggia il centenario della morte di Giacomo Puccini: una battuta sul grande compositore.
"Non sono un grande esperto di musica classica alla quale mi sono avvicinato da poco; tuttavia lo scorso anno al Teatro dell’Opera di Roma ho assistito a una bellissima Madame Butterfly che mi ha particolarmente colpito".