Aldo Revello (a destra) e Antonio Voinea
Aldo Revello (a destra) e Antonio Voinea

La Spezia, 11 maggio 2018 -   Nessuna  nota ufficiale indirizzata al comando della nostra C apitaneria di porto . S embra però che le ricerche dei due velisti italiani dispersi nell’Oceano Atlantico, lo skipper spezzino    Aldo Revello  e il marinaio Antonio Voinea, siano state interrotte dalle autorità di Lisbona . La nave Antonio Enes, in forza alla Marina portoghese, ieri, da quanto appreso dalle forze militari italiane, ha infatti abbandonato l’area di ispezione . Un’area grande quanto la Valle D’Aosta , passata al setaccio, nei giorni scorsi, anche dalla nave Alpino della Marina militare italiana, che ha fatto tappa in zona per due giorni di perlustrazioni prima di proseguire alla volta del Canada . Oggi, dunque , nessuna nave, quanto meno nessuna unità abilitata a l soccorso e al la ricerca di eventuali naufraghi, s arà impiegata nelle acque delle Azzorre.

Una notizia, questa, che ha gettato nella disperazione più nera i familiari di Revello e Voinea, dispersi mentre erano in navigazione a bordo de l la Bright, veliero di 14 metri, a circa 330 miglia a est di Sao Miguel, nelle Azzorre. L’epirb, il trasmettitore radio impiegato per indicare la posizione di un natante in casi di emergenza , è entrato in funzione nel primo pomeriggio del 2 maggio scorso . Secondo la moglie di Revello, Rosa Cilano, il sofisticato strumento per il soccorso in mare è stato azionato direttamente dallo skipper, ma a oggi non è dato sapere se invece si sia azionato automaticamente una volta entrato in contatto con l’acqua. Un particolare, questo, che potrebbe far luce su quanto sia realmente successo a bordo.

In ogni caso, l ’opinione comune , nella ristretta cerchia dei familiar i dei due velisti, è che la barca sia stata speronata , forse da un’altra imbarcazione in transito , e che Aldo e Antonio siano riusciti a salire sulla zattera di salvataggio. Zattera che a oggi non è stata rinvenuta. Secondo quanto riferito dalla Guardia costiera italiana, due erano le unità presenti nella zona al momento dell’attivazione del segnale di soccorso della Bright: la cargo Cmb Catrine e il peschereccio Birkeland. Entrambe hanno partecipato alle operazioni iniziali di ricerca. Numerosi gli appelli dei familiari a proseguire le ricerche. Anche Francesca Fogar, figlia del navigatore, ha lanciato un appello: «Nel 1978 non avevo ancora tre anni, quando mio padre, Ambrogio, tornò a casa dopo 74 giorni alla deriva, trascorsi corpo a corpo co l giornalista e amico Mauro Mancini. Il 2 aprile il miracolo insperato: un mercantile greco, casualmente fuori dalla sua rotta, li ha visti e salva ti al largo delle Isole Falkland, nell’Atlantico del sud. Ambrogio ce la fece. Mauro no. Morì due giorni dopo. Aldo e Antonio sono là, da qualche parte, che stanno lottando come Ambrogio e Mauro. E io sono con loro. Alla fine, siamo tutti su una zattera».

Laura Provitina