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19 giu 2022

Torna il Laboratorio della memoria "Ora puntiamo ad allargare la rete"

Due incontri settimanali, con professionisti e volontari, nei locali di via Garibaldi e del centro Barontini. Il presidente Ercolini: "Sono in corso contatti con vari Comuni interessati a partecipare al progetto"

19 giu 2022
Una scena dal film Le pagine della nostra vita, che tratta il tema dell’Alzheimer
Una scena dal film Le pagine della nostra vita, che tratta il tema dell’Alzheimer
Una scena dal film Le pagine della nostra vita, che tratta il tema dell’Alzheimer
Una scena dal film Le pagine della nostra vita, che tratta il tema dell’Alzheimer
Una scena dal film Le pagine della nostra vita, che tratta il tema dell’Alzheimer
Una scena dal film Le pagine della nostra vita, che tratta il tema dell’Alzheimer

Non è certo la risposta all’Alzheimer, la gravissima malattia neurologica degenerativa che costituisce la più comune causa di demenza – ne rappresenta circa il 60%, portando con sé la progressiva compromissione delle capacità cognitive della persona – eppure c’è un piccolo esercito che sul fronte dell’assistenza a chi soffre di disturbi cognitivi in fase iniziale sta ottenendo risultati molto incoraggianti. La pandemia ha avuto effetti devastanti, ma il Laboratorio della memoria in movimento ha saputo ricominciare e sta tornando a essere un punto di riferimento insostituibile per molte famiglie.

Di cosa si occupa, in concreto, questa associazione organizzata su base volontaria, due sedi, alla Spezia, in via Anita Garibaldi, e a Sarzana, presso il Centro Barontini della Trinità? A differenza di Sistema Nervoso, che privilegia il supporto da remoto con uno staff di psicologi e operatori che ’lavorano’ a distanza, il Laboratorio si rivolge agli anziani che hanno problemi cognitivi in fase iniziale e rappresenta spesso l’unico punto di riferimento per le famiglie. "La nostra attività prevalente – chiarisce Roberto Ercolini, presidente del Laboratorio – in sostanza è organizzare incontri di stimolazione cognitiva con il lavoro di una psicologa che riunisce in varie sedi un certo numero di persone, attualmente dieci alla Spezia, otto a Sarzana, con patologie dello stesso grado di gravità. Per essere presi in carico occorre un test psico-neurologico, necessario per assegnare alla persona la sua posizione nell’ambito del ciclo di incontri". L’attività, dopo la sospensione imposta dalla pandemia, con effetti spesso drammatici per le famiglie, è ripresa da qualche settimana e ora si comincia a ragionare su nuovi programmi. Gli incontri si tengono una volta la settimana nelle due sedi di Spezia e Sarzana, nella prima il lunedì dalle 9 alle 12 e nell’altra, al Barontini, il giovedì nello stesso orario. Per chi fa capo alla Spezia c’è anche la possibilità, grazie a una convenzione con Antea, associazione che si occupa di assistenza agli anziani, di beneficiare di un servizio con pulmino, riservato a coloro che abitano più lontani dalla sede. Come si accede ai servizi del Laboratorio? La via più semplice è un numero telefonico, il 370 3798647, dove un operatore dà tutte le informazioni necessarie, indicando il percorso da seguire per essere presi in carico oppure aiutando gli interlocutori alle prese con casi urgenti. A gestire gli incontri – spiega Ercolini – sono tre psicologhe regolarmente retribuite, assunte con partita Iva, cui si affiancano altre 4-5 persone, componenti del consiglio direttivo che collaborano su base volontaria facendosi carico tra l’altro degli adempimenti amministrativi connessi all’associazione.

Le sedi operative, dopo la chiusura di Arcola, attualmente sono due, ma la volontà è di allargare la rete e sono in atto contatti con vari comuni interessati a partecipare al progetto. Per il futuro sono in programma varie iniziative. "L’idea - spiega Ercolini - è anche di arricchire il nostro contributo di vicinanza alle famiglie organizzando il sabato, oltre agli incontri del lunedì e del giovedì, anche momenti di convivialità, importantissimi per allargare la conoscenza e consolidare i rapporti fra gli assistiti, tenendo presente che in quasi tutti i casi uno dei problemi più gravi è la solitudine in cui la malattia confina la persona". Franco Antola

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