Più ettari per i nuovi vigneti: "Ora la filiera può crescere"

I produttori accolgono con favore il provvedimento ministeriale ma chiedono attenzione

Più ettari per i nuovi vigneti: "Ora la filiera può crescere"
Più ettari per i nuovi vigneti: "Ora la filiera può crescere"

Un traguardo inseguito da anni e finalmente raggiunto con il via libera del ministero dell’Agricoltura in materia di impianti vinicoli. Un provvedimento che non si traduce in un miglioramento della qualità del prodotto ma che è sicuramente un piccolo, importante, passo avanti nella produzione del vino in Liguria. Sarà necessario comunque un attento studio per sfruttare al meglio l’occasione senza andare a incidere proprio sulla qualità, in particolare in quelle zone della Val di Magra e riviera che possono fregiarsi della prestigiosa Doc. Intanto però è arrivata la firma ufficiale del ministro per l’agricoltura e i trasporti Francesco Lollobrigida che la quale viene modificato il decreto in tema di norme nazionali sul sistema di autorizzazioni per nuovi impianti. Quindi con la nuova posizione ministeriale è stata rideterminata la superficie minima di assegnazione. La Regione Liguria che si assestava a poco più di 15 ettari, adesso si innalza a 30 ettari. In termini pratici si parla di qualcosa come 150 mila potenziali bottiglie in più prodotte in tutta la Liguria, non certo un salto di qualità enorme ma un segnale soprattutto di interesse nel recupero di terreni e investimento. "E’ provvedimento importantissimo - spiega Heydi Bonanini dell’azienda agricola Possa di Riomaggiore - uno dei punti che abbiamo portato avanti in questi anni, non è possibile che una persona che vuole aprire un’azienda si debba sentire dire che non ha diritti di reimpianto. Avevamo girato diversi uffici, alla fine è prevalsa la linea regionale: il fatto di riuscire a prendere quote che non vengono usate da altre regioni fa si che si possa triplicare la possibilità di nuovi impianti. Se riusciamo a tenere questa linea per cinque o sei anni, riusciamo ad andare in pari, alle Cinque Terre c’è un potenziale enorme, aree recuperabili ce ne sono ancora tante. A Vernazza volevano fare un’azienda e partire dal vino, ma non avevano i diritti di reimpianto e sono stati costretti a virare su altro. Per noi delle Cinque Terre è una misura fondamentale, anche perchè la tenuta del paesaggio è direttamente proporzionale alla sicurezza dei borghi". Anche dalla Val di Magra il traguardo era atteso ma i produttori chiedono attenzione e calma. L’estensione della produzione infatti difficilmente potrà guardare alla collina ma dovrà necessariamente estendersi verso il mare. "Con tutte le incertezze del caso - conferma Roberto Petacchi dell’azienda Giacomelli di Castelnuovo Magra - perchè non è detto che ci siano le condizioni giuste. Per questo prendiamoci con soddisfazione l’allargamento della portata di impianto ma valutiamo con studi questa eventualità per non rischiare di incidere nella qualità del nostro prodotto che è eccellente e ha nel Vermentino un nome importante. Nell’immediato sicuramente ci potranno essere dei vantaggi poi però bisognerà fare attenzione. Comunque prendiamoci questo vantaggio e sfruttiamolo bene, in sintonia tra operatori e enti pubblici". Un piccolo aiuto in più in una Regione che ha ancora zone di sviluppo. "In particolare le Cinque Terre - conferma Andrea Marcesini dell’azienda La Felce di Luni - dove è ancora possibile trovare qualche appezzamento da recuperare mentre in Val di Magra le possibilità di incolto sono inferiori se non andando al di sotto della linea dell’Aurelia verso Marinella. Si potrà raddoppiare la portata e nel tempo questo incremento sicuramente potrà essere un vantaggio".

Massimo Merluzzi