La Spezia, spari dopo la lite fra soci: ai domiciliari. Il gip convalida il fermo: "Pericolo di fuga"

L’imprenditore di 27 anni ha parlato un’ora e mezza: "Mi hanno minacciato e picchiato". Su richiesta dell’avvocato Balatri, ieri alle 18 ha lasciato il carcere ed è tornato a casa in centro

Indagano i carabinieri (foto repertorio)

Indagano i carabinieri (foto repertorio)

La Spezia, 2 febbraio 2024 – Ha parlato un’ora e mezza, ieri mattina in carcere, rispondendo alle domande del giudice delle indagini preliminari Marinella Acerbi, il 27enne imprenditore spezzino che lunedì sera a Bagnola di Lerici ha sparato con un revolver ai suoi due soci di 44 e 33 anni, che ora sono ricoverati nel reparto di ortopedia del Sant’Andrea con prognosi di quaranta e venti giorni.

Al termine dell’interrogatorio di garanzia, il gip ha convalidato il fermo effettuato dai carabinieri ritenendo esista il pericolo di fuga, perché subito dopo la sparatoria il giovane non è andato a casa sua in centro città, ma si è ’rifugiato’ dai genitori a Pitelli. Però su richiesta del suo avvocato difensore di fiducia Riccardo Balatri, dopo una lunga camera di consiglio, il giudice Acerbi ha concesso gli arresti domiciliari al 27enne che ieri pomeriggio, poco dopo le 18, è uscito da Villa Andreino ed è tornato a casa. A suo carico restano le accuse di tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco.

Durante l’interrogatorio di garanzia il 27enne ha raccontato di essere stato minacciato e aggredito dai suoi soci. Tutto ruota attorno alle vicissitudini dell’azienda del levante cittadino specializzata nelle lavorazioni su yacht. Erano stati loro due a chiamarlo lunedì sera, lui stava andando al supermercato a fare la spesa, per poi recarsi a cena da un’amica. Nel parcheggio di Bagnola, sopra Villa Marigola, Il più ’anziano’ dei due soci lo avrebbe subito preso a schiaffi, imitato dall’altro che avrebbe rincarato la dose anche con dei calci. Il 27enne ha pensato che i due fossero armati ed è andato a prendere il revolver che aveva in auto e ha sparato. Il 33enne è stato raggiunto dai colpi all’omero sinistro e a una costola, il 44enne è stato colpito all’avambraccio con la frattura dell’ulna.

Per fortuna si trattava di una pistola di piccolo calibro, di fabbricazione spagnola, la cui produzione risalirebbe tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta. I due soci feriti si sono recati al pronto soccorso del Sant’Andrea senza chiamare il 118 e quando sono arrivati i carabinieri – perché non capita tutti i giorni che qualcuno spari a due persone – hanno detto di non conoscere la persona che li aveva colpiti col revolver. Una bugia che è stata subito smascherata.

Come non convince affatto i carabinieri, che svolgono le indagini coordinate dal pubblico ministero Elisa Loris, il racconto dell’imprenditore 27enne del perché avesse la pistola. Lui ha detto di averla trovata qualche giorno prima durante una passeggiata a Canarbino, in un cespuglio, avvolta in un panno. Gli inquirenti ritengono invece che quell’arma apparterrebbe a un pregiudicato che abita in Val di Magra, suo amico.