Porto Venere (La Spezia), 22 dicembre 2019 -  Le orche che hanno dato spettacolo a Genova sarebbero state viste nella giornata di venerdì al largo delle Cinque Terre e poi in prossimità di Porto Venere e dell’isola Palmaria. Il condizionale è d’obbligo a fronte di un tam tam sui social nel quale manca la fonte primaria diretta ma si inanellano i sentito dire . Dal canto suo la Capitaneria di Porto della Spezia, approfittando dell’uscita di una motovedetta per il monitoraggio degli effetti della mareggiata, ha allungato il passo oltre le bocche di Porto Venere per verificare l’eventuale presenza delle orche, a levante e ponente della chiesetta di San Pietro: "Nessun avvistamento e nessuna segnalazione diretta, peraltro assai difficile col mare agitato" dice il comandante Giovanni Stella.

Una cosa è certa: le orche che dall’inizio del mese stanno tenendo ricercatori e pubblico con il fiato sospeso sembrava che fossero finalmente ripartite in direzione Gibilterra invece, ancora una volta, hanno colto tutti di sorpresa, ricomparendo, giovedì tra Nervi e Portofino. Lo ha segnalato a Tethys, l’istituto di ricerca sui cetacei, Valentina Ristagno, insegnante della scuola elementare di Capolungo, dopo aver avvistato quattro pinne dorsali dalla finestra.
Gli esperti del Tethys hanno potuto confermare la specie dalle immagini girate dal Nucleo Sommozzatori Vigili del Fuoco di Milano, direzione Lombardia, che si trovavano in zona per addestramenti.

"Le orche a quel punto erano giunte fino a Portofino, sono state viste nuotare proprio sotto la chiesa della nota località ligure", dice Sabina Airoldi, biologa marina, esponente del Tethys, che fa il punto su certezze e eventualità "Dopo la presenza per quasi 20 giorni nel porto di Genova Prà, e la tragica morte del cucciolo che li accompagnava, il gruppetto di cetacei si era spostato a ovest, giungendo a Vado ligure il 18 dicembre. Il giorno successivo le orche non si erano più viste, facendo sperare che avessero preso la via verso l’Atlantico. La comparsa a Portofino è stata inaspettata; anche in questo caso gli animali si sono palesati molto vicini alla costa; il fatto che si muovano fa ben sperare che si stiano alimentando. Per uno degli individui, forse una femmina o un maschio giovane, c’è, infatti, preoccupazione perché appare molto magro".
Poi la voce diffusasi a mezzo social: "Un’ulteriore segnalazione da verificare avrebbe dato le orche nella zona di Portovenere.  Resta da capire se è loro volontà restare in queste acque o un semplice errore della matriarca che guida il gruppo".

In ogni caso gli esperti raccomandano, per non causare loro disturbo in caso di avvistamenti, di tenersi ad almeno 200 metri di distanza. Col passa parola che ha attraversato Porto Venere, le memoria è andata a quello che accadde a cavallo fra i mesi di settembre e ottobre del 2002: per giorni una balena fece avanti e indietro nel canale fra il borgo e l’isola Palmaria, suscitando attenzione e apprensione per la perdita dell’orientamento. Con l’incoraggiamento della marcatura delle motovedette (di Capitaneria di Porto, Vigili del Fuoco e Polizia) riuscì a guardare il largo, costeggiando l’isola del Tino di fronte alle quale furono avvistati gli ultimi "sbruffi" d’acqua, vissuti dai testimoni come un arrivederci.
Sull’onda di quell’avvistamento venne presentata dall’Associazione La Nave di Carta al Comune di Porto Venere (sindaco Gianfranco Della Croce) una bozza di progetto teso alla realizzazione nell’ex caserma dei carabinieri (poi giunta nella disponibilità dell’ente attraverso il Demanio) un museo-osservatorio dei cetacei e delle mareggiate. Ma l’idea non fu coltivata.


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