La Spezia, la centrale aspetta un futuro

Enel Produzione annuncia di non voler proseguire con il progetto di costruzione di uno stabilimento per la produzione di idrogeno verde alla Spezia, nonostante l'entusiasmo iniziale. La scelta è motivata da ragioni economiche.

Il progetto era all’avanguardia: uno stabilimento per la produzione di idrogeno verde laddove per oltre sessanta anni erano state bruciate tonnellate di carbone. Invece, alla Spezia la ’Hydrogen Valley’, pensata e annunciata mesi fa da Enel Produzione per rilanciare l’ex centrale termoelettrica spenta alla fine del 2021, non vedrà la luce. Il colosso dell’energia, dopo aver anticipato nelle scorse settimane al Comune un rallentamento sul progetto per la necessità di approfondire valutazioni di ordine economico, lunedì ha comunicato a Regione Liguria non solo l’intenzione di non accettare i 13,72 milioni di fondi Pnrr ottenuti da un bando per la creazione del nuovo impianto, ma soprattutto di non voler proseguire la realizzazione del progetto "in quanto lo stesso – si legge nella missiva firmata dall’amministratore unico di Enel Produzione, Luca Solfaroli Camillocci – non rispettava i parametri minimi di sostenibilità economica".

Una lettera che di fatto mette la pietra tombale al progetto considerato il fiore all’occhiello di una progettualità più ampia che vedrebbe (il condizionale ora è d’obbligo) la costruzione, sempre all’interno del perimetro della centrale di Vallegrande, anche di un grande impianto fotovoltaico collegato a un sistema di accumulo a batteria – il cosiddetto Battery Energy Storage System – da 21 megawatt. E dire che l’iniziastiva di Enel nell’estremo levante ligure aveva raccolto consensi quasi trasversali, tanto da essere celebrata lo scorso giugno con la presentazione in grande stile del protocollo di intesa tra Enel e Comune della Spezia.

L’intento dichiarato era quello di lavorare a "un percorso condiviso che mira a far sì che la transizione energetica rappresenti un’occasione di sviluppo per il territorio e per l’Italia, all’insegna della sostenibilità ambientale e sociale". Da allora però di passi in avanti non ne sono stati fatti, anzi. I sindacati non l’hanno presa bene. Cgil, Cisl e Uil chiedono l’immediata riapertura di un tavolo di confronto sulle aree. "Enel dica cosa vuole fare, ha sfruttato il territorio per anni ed è ora che investa. Non può pensare ogni volta di fare quel che vuole". Più attendisti gli industriali spezzini, che solo poche settimane fa in un convegno avevano rilanciato la centralità dell’iniziativa di Enel. "Prima di ogni valutazione, aspettiamo il nuovo piano industriale di Enel – afferma Paolo Faconti, direttore di Confindustria La Spezia –. La società vuole rimanere sul territorio e investire alla Spezia. Siamo sicuri che quelle aree saranno sfruttate al meglio".