Angelo Capurro
Angelo Capurro

La Spezia, 5 maggio 2021 - Sospiri di sollievo da una parte, sconcerto dall’altra. Il caso della nave Ital Libera - con la salma del comandante spezzino Angelo Capurro conservata in una cella frigorifera in attesa del rimpatrio dall’Indonesia per l’autopsia e due membri di equipaggio positivi al Covid-19 – suscita sentimenti diversi, tra rabbia e conforto. Quelli positivi sono connessi alle condizioni di salute del primo e del secondo ufficiale contagiati: sono buone e le autorità indonesiane hanno autorizzato il trasferimento a terra per la messa in isolamento di un albergo-Covid. Altra notizia positiva: nessun altro contagio a bordo. Fino al pomeriggio di ieri risultava però ancora negato, invece, il trasbordo della salma a terra. Dalla compagnia di navigazione dell’unità – l’Italia Marittima con sede a Trieste, del gruppo Evergreen - viene ribadito che la nave portacontainer è pronta a muovere ma è in attesa di determinazioni da parte delle autorità competenti, che sarebbero quelle Indonesiane, appunto. Il nodo è quello del rimpatrio della salma del comandante.

Angelo Capurro, 61 anni, originario di Recco, spezzino di adozione, era spirato sull’unità il 13 aprile scorso, al culmine di una crisi respiratoria probabilmente riconducibile al Covid-19 ma senza alcuna certificazione di positività: tamponi antigenici preimbarco, in Italia e a Durban, erano risultati infatti negativi. Il procuratore della Repubblica Antonio Patrono, dopo l’esposto dei familiari che avevano lamentato l’assenza di adeguati soccorsi, aveva disposto l’autopsia e indicato alla polizia giudiziaria delegata, la Polmare, l’obiettivo da perseguire: il rimpatrio della salma, appunto. Il fascicolo è stato aperto contro ignoti con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.

Al vaglio investigativo ci sono l’estratto del giornale di bordo e le comunicazioni mail tra la nave e l’esterno - familiari di Capurro e Centro internazionale radio medico - in relazione alle condizioni di salute del comandante che, dopo leggeri malori, ha iniziato a sentirsi davvero male verso il 5 aprile, quattro giorni dopo l’imbarco a Durban, in Sud Africa. L’unità portacontainer di 290 metri di lunghezza, con 20 membri di equipaggio, è ancora all’ormeggio davanti al porto di Jakarta, raggiunto dopo la deviazione dalla rotta prevista per Singapore. Nessuna possibilità di attracco al momento per la nave, che resta in rada. Provenienti dall’Italia sono però saliti a bordo i sostituti del primo e secondo ufficiale.

Da padre Gianluigi Ameglio, cappellano spezzino della Stella Maris, l’opera cattolica internazionale che si adopera per il benessere della Gente di Mare, arriva la notizia che le restrizioni indotte dall’emergenza Covid in Indonesia, hanno reso vani i tentativi del cappellano anglicano, interessato al caso dal Vaticano, a testimoniare vicinanza all’equipaggio e disponibilità a garantire i conforti religiosi. Il Ministero degli esteri sta seguendo l’evoluzione della situazione ma, sul piano delle comunicazioni esterne, è silente.