Un prete (foto di repertorio)
Un prete (foto di repertorio)

Bonassola (Spezia), 12 settembre 2019 - Un'assemblea «democratica» dei parrocchiani deciderà se le campane contestate da alcuni fedeli potranno continuare a scandire ore e funzioni - come avviene da secoli - sia pure con gli accorgimenti che ne hanno già in parte ridotto l’impatto sonoro, oppure sarà imposto il silenzio definitivo.

Succede a Bonassola, nella chiesa di San Giorgio, in un una frazione del capoluogo dove la protesta è partita da un abitante della zona. La controparte, chiamiamola così, è don Giulio Milani, il sacerdote che nei giorni scorsi ha già fatto parlare di sé per il «contenzioso» con la Curia legato alle «aperture» alle altre religioni e all’interpretazione di alcuni testi sacri.

In questo caso la Bibbia non c’entra. Il casus belli sono le campane della chiesetta di cui il vicino chiede di ridurre l’intensità e cambiare gli orari. A decidere il da farsi – nel frattempo è stato avviato un tentativo di conciliazione attraverso una procedura di mediazione di fronte a un avvocato «terzo»- sarà un’assemblea, convocata, via whatsapp e sms per venerdì prossimo. I margini di un accordo non sembrano però molto ampi e c’è quindi il rischio di un vero e proprio contenzioso legale.

«Il fatto è – spiega don Giulio – che abbiamo già adottato alcuni accorgimenti, eliminando il suono notturno (l’ultimo tocco è alle 21, il primo del mattino successivo alle 7) e poi il suono doppio. Non solo. Per l’Ave Maria, le campane a distesa sono state sostituite da un motivetto molto più dolce. Non è stato sufficiente: qualcuno vuole eliminarlo del tutto o comunque spostarlo alle 9, un orario che snatura il significato di quel messaggio. A questo punto è giusto che i fedeli dicano la loro, anche perché non vorrei che se un giorno ci si ritrovasse in tribunale, i parrocchiani mi rimproverassero di aver assunto iniziative senza consultarli. Venerdì decideremo tutti insieme».

Franco Antola