Gli investimenti per il rilancio dell’area industriale della Difesa come “possibile importante volano” per la ripresa economica del Paese dopo l’emergenza Covid-19; un “piano straordinario per l’assunzione di nuovo personale qualificato”. Sono i fondamentali delle richieste con cui la Commissione Difesa del Senato “impegna” il Governo ad adoperarsi per gli enti industriali delle Forze Armate, e quindi per l’Arsenale spezzino della Marina Militare, riconoscendone strategicità per l’interesse nazionale. La risoluzione - il cui testo è stato elaborato dalla Presidente Laura Garavini (Italia Viva) che ha raccolto attorno ad essa l’unanimita dei voti, compreso quello della senatrice spezzina Stefania Pucciarelli (Lega Nord) - è di sette pagine e si fa pressing sull’Esecutivo...

Gli investimenti per il rilancio dell’area industriale della Difesa come “possibile importante volano” per la ripresa economica del Paese dopo l’emergenza Covid-19; un “piano straordinario per l’assunzione di nuovo personale qualificato”. Sono i fondamentali delle richieste con cui la Commissione Difesa del Senato “impegna” il Governo ad adoperarsi per gli enti industriali delle Forze Armate, e quindi per l’Arsenale spezzino della Marina Militare, riconoscendone strategicità per l’interesse nazionale. La risoluzione - il cui testo è stato elaborato dalla Presidente Laura Garavini (Italia Viva) che ha raccolto attorno ad essa l’unanimita dei voti, compreso quello della senatrice spezzina Stefania Pucciarelli (Lega Nord) - è di sette pagine e si fa pressing sull’Esecutivo che, seppur non obbligato a darne corso, è investito di responsabilità a fronte del rilevante peso politico dell’iniziativa, forte dei presupposti da cui è originata: visite sul campo e audizioni dei vertici militari. Il deliberato rilancia tutta una serie di questioni note e, per quanto riguarda gli Arsenali, fa sostanzialmente proprio l’appello del comandante logistico della Marina, l’ammiraglio Eduardo Serra, a fare presto (senza svolte il sistema collassa nel 2025) e al tempo stesso definisce il percorso per traguardare la valorizzazione di aree non più necessarie alla mission militare nella prospettiva della fruizione. In questo senso l’impegno chiesto al Governo è quello di “svolgere una ricognizione complessiva del patrimonio immobiliare attualmente in uso agli enti industriali della difesa, individuando le porzioni eventualmente non più funzionali allo svolgimento delle loro attività, valutando tutti gli strumenti per la loro valorizzazione”. Come? “Attraverso l’utilizzo di fondi della programmazione dell’Ue, oltre che con ipotesi di dismissione a favore di altre amministrazioni dello Stato o di enti locali, in sinergia con l’azione delle strutture deputate alla gestione del patrimonio immobiliare della difesa, a partire dalla task force per la valorizzazione degli immobili della Difesa, da Difesa servizi spa e dall’Agenzia industrie difesa”. La senatrice spezzina Pucciarelli nella sua dichiarazione di voto ha sostenuto, sul punto, le istanze del Comune della Spezia per acquisire l’area dell’Arsenale nei pressi di porta Sprugola per realizzare parcheggi a servizio di piazza del mercato e del centro storico. La commissione Difesa chiede inoltre al Governo di “garantire un rinnovo infrastrutturale, superando le attuali, gravi, criticità, derivanti dalla vetustà degli immobili e dall’obsolescenza degli impianti, non sempre adeguati agli interventi sui mezzi di nuova introduzione, per garantire condizioni di sicurezza e continuità delle produzioni”.

In riferimento alla specifica realtà degli arsenali, i senatori chiedono al Governo di “valutare la possibilità di re-internalizzare le attività a medio contenuto tecnologico (con possibili significativi contenimenti di spesa) e proseguire il trasferimento delle attività a basso contenuto tecnologico all’industria privata”. La valutazione si pone anche sulla necessità di “prorogare la durata del piano pluriennale di interventi già previsto per adeguamento e ammodernamento degli stabilimenti della Marina, il cosiddetto piano Brin”. A proposito di occupazione, la richiesta da è quella di valutare l’opportunità di una rimodulazione della tempistica di applicazione della legge sulla revisione della strumento militare “così da evitare di disperdere ulteriormente l’alto e qualificato patrimonio professionale fin qui maturato da quelle persone ormai prossime all’uscita, con riferimento ad un’età media del personale che è ormai giunta alle soglie dei 59 anni”. Poi la richiesta di un salvagente ai lavoratori precari, gran parte dei quali dipendenti di società cooperative, per assunzioni in qualità addetti ai servizi di manovalanza e facchinaggio.

Corrado Ricci