La tragedia del Giglio L’autopsia non chiarisce Serviranno altre analisi

Dall’esame effettuato dal professor Marco Di Paolo non sono emersi elementi visibili per collegare senza alcun dubbio il decesso ad un infarto.

La tragedia del Giglio  L’autopsia non chiarisce  Serviranno altre analisi
La tragedia del Giglio L’autopsia non chiarisce Serviranno altre analisi

Si celebreranno tra qualche giorno i funerali di Fabio Attilio Cairoli, il manager morto al Giglio sabato 8 luglio per cause ancora da chiarire.

Ieri pomeriggio la salma è stata restituita alla famiglia dopo l’esame autoptico che non mostrerebbe, dalle prime valutazioni medico legali fatte ieri, nessuna evidenza che la causa della morte sia stata un infarto. Un caso, quello del top manager morto sullo yacht ormeggiato al Molo Rosso, che ha scosso tutta la comunità locale di Isola del Giglio, l’isola che l’ex Ceo di Igt Global Lottery, aveva scelto come meta per trascorrere qualche giorno di relax insieme alla sua famiglia. Ci vorranno adesso circa venti giorni per l’esame che verrà fatto all’organo cardiaco da parte degli esperti della Procura.

Il professor Marco Di Paolo, dell’Università di Pisa, ieri mattina ha ricevuto l’incarico e anche il lungo elenco dei quesiti (otto pagine in tutto) posti dal sostituto procuratore Carmine Nuzzo dalle cui risposte si dovranno stabilire le cause del decesso e capire se ci sono stati errori o negligenze nel trattamento di Cairoli da parte del personale sanitario quando il manager si è recato al Pronto soccorso dell’ospedale di Orbetello lamentando dolori al petto e alla spalla.

L’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Grosseto ha deciso di intervenire sulla vicenda. "Tutti noi – inizia la presidente Paola Pasqualini – auspichiamo che si faccia chiarezza quanto prima sull’accaduto. Tale compito spetta alla magistratura. Gli organi preposti daranno il responso". Secondo il presidente dell’Ordine dei medici sarebbe auspicabile un maggiore rispetto nei confronti della famiglia e del personale sanitario coinvolto nell’inchiesta.

"Quei professionisti – prosegue Pasqualini – che stanno sicuramente attraversando un periodo non facile perché, comunque vada, per chi lavora nella sanità pubblica la morte di un paziente è un dolore grande, una sconfitta con cui spesso dobbiamo fare i conti. Quei professionisti devono continuare a lavorare in situazioni d’emergenza che richiedono concentrazione e fiducia da parte dei pazienti. Non è giusto mettere dei professionisti in cattiva luce, alla mercé del giudizio di tutti, prima che si sia fatta chiarezza sull’accaduto".