I giornalai chiedono la svolta: "A Grosseto situazione buia. Chiuse la metà delle edicole"

Galgani (Sinagi): "Presìdi sono importanti per la città". Sostegno di Fenagi

I giornalai chiedono la svolta: "A Grosseto situazione buia. Chiuse la metà delle edicole"

I giornalai chiedono la svolta: "A Grosseto situazione buia. Chiuse la metà delle edicole"

Serata importante, quella di ieri, per le edicole. Il Sinagi, il sindacato nazionale dei giornalai d’Italia, ha deciso che in tutte le città italiane almeno un’edicola lasciasse accese le proprie luci dopo le 21 per alzare l’attenzione sostenere e ribadire il ruolo di servizio fondamentale delle edicole nel territorio. A Grosseto l’edicola di Gianluca Galgani in piazza Rosselli è stata scelta come rappresentare la categoria degli edicolanti. "Abbiano cercato di dialogare e far capire l’importanza di chi ha a cuore l’informazione pubblica e con chi ha cuore che in ogni quartiere rimanga aperto un presidio di informazione che può esser garantito solo da un’edicola – dice Gianluca Galgani, segretario provinciale Sinagi –. Dobbiamo far alzare l’attenzione su una categoria dimenticata, che deve avere il rinnovo degli accordi nazionali da circa 10 anni". A Grosseto la situazione non è buona. "In tre anni, sono state chiuse circa 15 edicole in città – aggiunge Galgani –. In pratica le rivendite sono state dimezzate. I servizi accessori sono conclusi, come quello, molto interessante e redditizio, che era la convenzione per poter fare i certificati anagrafici. Il ministero dell’Interno ha sollevato dubbi di privacy e il garante ha detto che questo servizio era illegittimo. E il Comune ha dunque ritirato il servizio che stava funzionando molto bene. Adesso i cittadini saranno costretti a fare file estenuanti per un certificato". Poi aggiunge: "Dobbiamo lottare affinchè i nostri servizi vengano ampliati, ma l’importante è che l’edicola, per la vendita dei giornali e similari, rimanga l’attività principale, ovvero la fonte di sostentamento. Altrimenti la nostra fine sarà vicina. Siamo in sofferenza ma quello che chiediamo non sono i bonus, ma che le nostre attività ci permettano di andare avanti. Per esempio con l’inserimento del lavoro in edicola tra i lavori usuranti".

"Abbiamo bisogno di misure urgenti, a cominciare dal rinnovo del nostro contratto nazionale, oramai fermo da troppi anni e con un aggio troppo basso", aggiunge Barbara Priori di Fenagi Confesercenti. "Anche il rinnovo del credito d’imposta non è più sufficiente a far fonte alle crescenti spese ed alla clientela in riduzione. È necessario inoltre aprire una riflessione sull’accompagnamento alla pensione dei giornalai e sul destino delle nostre licenze ed i nostri chioschi" ha infine aggiunto Marco Di Giacopo come coordinatore assoterziario Confesercenti.