Degortes dice addio alla Capannina: "Dopo 33 anni è il momento giusto"

L’imprenditore cede il celebre locale di Castiglione della Pescaia: "Nel 1990 eravamo visti come usurpatori, sono diventato un maremmano d’adozione. Da noi tre generazioni, un milione e duecentomila persone".

"Trentatré anni di attività, un pezzo di vita". Antonio Degortes non è tipo da commuoversi, ma quando parla de La Capannina di Castiglione della Pescaia si capisce che questa per lui non è un’impresa come tante altre. O meglio, non è stata, perché ieri ha annunciato l’addio al celebre locale della costa maremmana. Il passaggio è solo questione delle ultime formalità, ma può darsi per fatto, alla famiglia Ceccarelli, titolare di Cala Felice. A La Capannina hanno ballato "tre diverse generazioni in questo periodo – precisa lui –, abbiamo calcolato un milione e duecentomila presenze".

Perché l’addio adesso?

"Erano anni che mi pesava, le estati in Capannina sono belle ma molto faticose. Ho tante attività, dieci negozi in Italia e all’estero: era il momento di riorganizzare qualcosa. Ed è il momento giusto per lasciare".

Le pesa lasciare La Capannina?

"Non è facile, perché qui sono arrivato come pr, poi sono entrato in società con Mauro Rosati, poi sono stato proprietario per tanti anni. Non solo, è partendo dalla discoteca che poi ho avviato tutte le mie altre attività".

Come fu l’approdo in Maremma?

"Per due anni fu durissima, eravamo quelli che da fuori erano arrivati a Castiglione e agevolavano solo i senesi. Chiaramente non era così e il tempo lo ha dimostrato. Io ormai mi sento un maremmano adottato e vivo più a Castiglione che a Siena".

Che ricorda di quei primi anni al locale?

"C’era molta più libertà di ora. E a dirla tutta si guadagnava molto di più. Però il mondo della notte non deve ingannare: tra le tante imprese che ho gestito, è di gran lunga la più problematica. Hai la responsabilità di tanti ragazzi, di quello che consumano, hai la necessità di rinovarti commercialmente per attirare sempre pubblico. Io sono sempre stato fissato con la sicurezza e infatti in tanti anni da me non è mai successo niente".

A chi lascia?

"Lascio a persone del settore, tra le più competenti, la famiglia Ceccarelli. In passato tra noi non tutto è stato rose e fiori, ma sono bravi e sono sicuro che con loro La Capannina non soffrirà".

Quale colpo ricorda in particolare in 33 anni?

"Ce ne sono molti, perché abbiamo spesso avuto ospiti stellari. Ma se devo sceglierne uno dico Richard Gere".

Come andò?

"Era stato in un monastero buddista in Toscana, poi quando fu ospite di una famiglia a Castiglione riuscimmo a convincerlo a venire in Capannina, garantendo la massima discrezione".

Non andò esattamente così, poi.

"Beh... si trovarono la Rai e Canale 5 sotto casa, finimmo sulle prime pagine dei giornali nazionali per una sua love story con cameriera che, oggi possiamo dirlo, inventammo di sana pianta. Il suo segretario mi sequestrò il rullino della macchina fotografica. Poi quegli scatti finirono in esclusiva in prima pagina su Oggi...".

Cosa le ha lasciato questo mondo?

"Tanti rapporti, la possibilità di conoscere una miriade di persone a tutti i livelli".

E lei cosa crede di aver lasciato?

"Abbiamo fatto divertire tanta gente. E in estate da noi lavoravano cinquanta persone, di cui venti addette alla sicurezza".

È un mondo in crisi?

"Nel 1990 i locali erano settemila, ora poco meno di duemila. Ma la loro importanza si è vista negli anni di chiusura del Covid, quando nei dopo cena sulla costa si sono creati tanti problemi. Meglio un locale aperto dove ci sono professionisti che sanno come trattare con i ragazzi".

Che farà la prossima estate senza Capannina?

"Facile, andrò in barca".