Il commento. Dal baratro all’esaltazione. Due gare in una

Cosimo Zetti Due partite, una fino al gol di Nzola e l’altra dal gol di Nzola in poi. Ott...

Zetti

Due partite, una fino al gol di Nzola e l’altra dal gol di Nzola in poi. Ottantatre minuti di nulla e poi, all’improvviso, il risveglio, una lampadina che si accende e la squadra che torna a riveder la luce. In una sola partita abbiamo visto tutto il repertorio della Fiorentina: il brutto e il bello, il vuoto assoluto, come se la squadra fosse entrata in campo con le gambe e non con la testa, e la capacità di non mollare anche quando i titoli di coda stavano per scorrere. Alla fine è andata bene, ma quei primi 45 minuti e quasi tutta la ripresa fino al gol di M’Bala gridano davvero vendetta. La Fiorentina non è mai stata davvero pericolosa, non è riuscita a trovare la verticalizzazione giusta o a saltare l’uomo. Manovra lenta, poche idee, bassissima intensità. I quattro cambi operati da Italiano a inizio secondo tempo raccontano molto. Tutto sbagliato, tutto da rifare. E la squadra, seppur lentamente, è riuscita a reagire. I segnali positivi, oltre che dal carattere, vengono da Nzola, autore di un gol da centravanti vero e da Sottil, che si è caricato sulle spalle la responsabilità di un rigore pesantissimo. I supplementari, poi, sono andati avanti d’inerzia, sul filo dei nervi e della tensione. La freddezza dal dischetto ci ha regalato la qualificazione. Ma che fatica. E quanta maledetta paura...

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